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Crans-Montana, cosa rischiano i gestori del “Le Constellation”

Dall’arresto dei titolari alle verifiche sulle uscite di sicurezza: il sottile confine tra colpa cosciente e dolo eventuale

Il parere legale

La giurisprudenza svizzera, pur rigorosa, dovrà ora confrontarsi con il nesso di causalità tra l’omissione strutturale e la rapidità letale del rogo

La strage di Crans-Montana, costata la vita a circa cinquanta giovanissimi durante i festeggiamenti presso il locale Le Constellation, sta rapidamente traslando dal piano del cordoglio collettivo a quello di un complesso e stratificato iter giudiziario.

L’arresto dei gestori, Jacques e Jessica Moretti, (detenzione carceraria per il primo, arresti domiciliari con braccialetto elettronico per la seconda) operato a seguito dei primi rilievi della Procura di Sion e dell’interrogatorio di Moretti, non rappresenta soltanto una misura cautelare dettata dal rischio di fuga, ma segna l’inizio di una battaglia giudiziaria che scuoterà le fondamenta del diritto penale applicato alla sicurezza dei locali pubblici.

Il fulcro del dibattito giuridico si sposta ora sulla qualificazione dell’elemento soggettivo: il passaggio cruciale dall’ipotesi di omicidio colposo plurimo a quella, ben più severa, dell’omicidio volontario sorretto da dolo eventuale.

Gli inquirenti vallesani stanno infatti vagliando con estremo rigore la condotta degli indagati in relazione alle uscite di sicurezza che, secondo diverse testimonianze, sarebbero state deliberatamente sbarrate per impedire accessi non autorizzati o elusioni del pagamento.

Sotto il profilo tecnico, tale condotta configurerebbe non una semplice negligenza o imperizia, bensì la consapevole accettazione del rischio che, in caso di emergenza, il locale potesse trasformarsi in una trappola senza scampo.

La giurisprudenza svizzera, pur rigorosa, dovrà ora confrontarsi con il nesso di causalità tra l’omissione strutturale e la rapidità letale del rogo. Se la difesa punterà sulla tesi della “fatalità istantanea”, sostenendo che i soli 140 secondi trascorsi tra l’innesco e la saturazione degli ambienti avrebbero reso vano ogni tentativo di evacuazione, l’accusa dovrà dimostrare che anche un solo varco supplementare avrebbe potuto mutare radicalmente il bilancio delle vittime. Ed in questo, la clamorosa rivelazione circa la chiusura a chiave, dall’interno, dell’unica uscita di sicurezza, giocherà un ruolo chiave.

Un altro asse portante della vicenda riguarda la responsabilità sussidiaria delle autorità locali; le ammissioni riguardanti la lacunosità dei controlli amministrativi negli ultimi anni aprono la strada a una possibile chiamata in causa dei vertici comunali per culpa in vigilando, trasformando il processo in un esame collettivo sulle falle del sistema di sicurezza territoriale.

La detenzione di Moretti, motivata dalla sua cittadinanza francese e dalla possibilità di sottrarsi alla giustizia elvetica, sottolinea la gravità eccezionale del caso, dove l’esigenza di salvaguardia del processo deve bilanciarsi con la pressione di un’opinione pubblica che invoca pene esemplari.

Per il giurista, il caso Crans-Montana non è dunque solo una tragedia dell’imprudenza, ma un drammatico laboratorio giuridico sulla funzione della pena e sulla responsabilità di chi, esercitando un’attività d’impresa in spazi ad alta densità, assume su di sé la posizione di garante dell’altrui incolumità.

La sfida processuale sarà quella di distinguere, tra l’errore gestionale e la scelta criminale di anteporre il profitto o il controllo logistico alla vita umana, in un contesto dove il diritto è chiamato a dare forma e sanzione a un dolore incalcolabile.

L’intervento della magistratura italiana, sotto il profilo procedurale, non è solo un atto di solidarietà istituzionale, ma risponde a una precisa prerogativa giuridica: la competenza sui reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani (artt. 7-10 del Codice Penale). Con sei vittime adolescenti provenienti da Genova, Milano, Roma e Bologna, i magistrati italiani hanno già delegato autopsie e accertamenti medico-legali mirati a chiarire l’esatta causa del decesso (inalazione di fumi tossici vs trauma da schiacciamento), dati fondamentali per sostenere le future richieste di risarcimento e di giustizia in sede internazionale.

I prossimi passaggi processuali vedranno dunque un doppio binario investigativo: da un lato l’analisi tecnica svizzera sui materiali e sulle responsabilità amministrative del Comune - che ha già ammesso l’assenza di controlli antincendio dal 2020 - e dall’altro l’attività inquirente italiana volta a garantire che i rilievi sulle salme dei nostri connazionali siano integrati nel corpo probatorio principale.

e-mail: avv.mimmolardiello@gmail.com  
sito: www.studiolegalelardiello.it

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