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Il caso
03 Maggio 2024 - 07:00
Michele Emiliano
La crisi del Partito Democratico lascia il segno anche a Taranto. Un lungo documento interno, sottoscritto da alcuni nomi eccellenti del partito, rappresenta, di fatto, una triplice sferzata: alla segretaria nazionale Elly Schlein, al presidente della Regione, Michele Emiliano e, infine, alla segretaria provinciale Anna Filippetti. Il documento è stato inviato sia alle stesse segretarie nazionale e provinciale che al segretario regionale Domenico De Santis.
Un documento che può prestarsi ad una doppia interpretazione: come un vero e proprio atto di accusa sintomatico delle profonde spaccature interne o, in una lettura più morbida, come spunto di riflessione per stimolare riorganizzazione e rilancio delle politiche del partito.
La premessa, comunque, è lo scontro tra centrosinistra e governo nazionale: «La Puglia - si legge nel documento - alla vigilia della competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, è diventata crocevia di un aspro scontro politico tra il Governo nazionale e il centrosinistra. La nostra regione ha sfatato tanti tabù sulla subalternità del sud e ha combattuto incrostazioni culturali che hanno impedito per lunghi periodi un’effettiva modernizzazione, compresa la lotta alle mafie e alla criminalità organizzata. Il susseguirsi degli esiti di inchieste giudiziarie che hanno riguardato alcuni esponenti politici, di estrazione di centrodestra, legati all’Amministrazione comunale di Bari e per rimbalzo alla Regione Puglia, ha acuito lo scontro politico con il centrodestra e portato Bari e la Puglia agli onori della cronaca compromettendone l’immagine e la reputazione. Sia chiaro che i fatti che sembrano emergere dalle inchieste hanno provocato turbamento e diffuso disorientamento, e meritano di essere approfonditi nella loro causalità».
«In questa situazione - scrivono i firmatari - ci saremmo aspettati che il Partito Democratico nazionale e regionale si fossero maggiormente soffermati sulla difesa del patrimonio del cambiamento che la Puglia ha mostrato grazie ai governi locali di centrosinistra, e su come il Sindaco di Bari e il Presidente della Regione abbiano contribuito, in una regione storicamente di destra, a rendere strutturali e non effimeri i segni della modernizzazione di una regione che è oggi tra le più attrattive al mondo, tra le più capaci di chiamare investitori italiani ed esteri, di competere nell’export con la spesa qualificata dei fondi europei per lo sviluppo e la coesione e con l’utilizzo del PNRR. Ci saremmo aspettati di fronte all’assalto delle destre, alle loro strumentalizzazioni e conclamate forzature di procedure istituzionali, che il Pd invece difendesse questa storia che è patrimonio del centrosinistra ed è un esempio per tutto il Mezzogiorno. Questo approccio, accanto alla richiesta del massimo rigore etico e di maggiore trasparenza soprattutto nella macchina amministrativa, sarebbe stato il miglior presupposto per offrire alla discussione obiettivi strategici per rilanciare l’attività della Regione Puglia e far fronte ai problemi politici che questa crisi ha messo in evidenza».
Dalla asserita scarsa tutela del Pd nazionale sul lavoro fatto in Puglia, si passa poi alle scelte fatte in questi anni e anche negli ultimi giorni dal presidente della Regione: «Così come sarebbe stata opportuna una discussione vera e non di facciata sul trasformismo, senza furbizie e doppiezze. Aver pensato in questi anni di affidare importanti incarichi di vertice nelle agenzie e nelle società partecipate della Regione a personale di provenienza politica e culturale lontana dal centrosinistra, se da una parte ha consentito di spostare consenso da destra a sinistra, dall’altra ha creato un clima di confusione e smarrimento nel nostro elettorato. Una riflessione andrebbe fatta su come ridiscutere i vincoli di mandato nelle istituzioni che sono diventati la giustificazione per consentire a personaggi senza scrupoli, eletti in modo prevalente in liste civiche, di passare disinvoltamente da destra a sinistra. Andrebbe data nuova centralità ai partiti la cui crisi ha creato un clima culturale che ha favorito questi fenomeni».
Ecco allora la surrettizia accusa di aver inseguito certe forme di populismo giustizialista:
«Il Pd in questa crisi, anzichè crearsi il suo spazio autonomo di iniziativa politica, ha deciso di inseguire il M5S in una improvvida caccia alle streghe, ad esclusivo favore di clamore mediatico e pretendendo pulizia da persone le cui storie e vicende personali nulla hanno a che fare con i fatti di Bari. Inoltre il Pd, senza obiettivi politici chiari, ha avuto la presunzione di imporre un azzeramento della Giunta regionale ottenendo in cambio un rimpastino che si è rivelato al di sotto delle aspettative e con un ulteriore abbassamento della rappresentatività, della qualità e delle competenze della squadra di Governo».
Non mancano riferimenti al caso Taranto: «La Puglia di questi anni è stata costellata di svariati fenomeni di degenerazione politica. Quello che accade da qualche mese al Comune di Taranto ne è la riprova più esplicita. Qui un sindaco eletto con il centro sinistra che, affidandosi completamente a pratiche trasformistiche, ha lasciato il Pd e la coalizione Ecosistema Taranto che lo aveva rieletto, per consegnarsi ad una maggioranza raccogliticcia, di chiara matrice di centro destra, e inadeguata ad affrontare i gravi problemi e le grandi sfide che riguardano il futuro della città. E in questo momento difficile si fa sentire l’assenza del PD jonico che, ormai privo da mesi della segreteria provinciale e incapace di riunire gli altri organismi, rischia di provocare enormi difficoltà nei prossimi appuntamenti elettorali. Nella crisi che stiamo vivendo servirebbe un partito vitale e consapevole del suo ruolo e dell’importanza che riveste nella società jonica. Per questo proponiamo un tempestivo percorso di discussione, di partecipazione e di mobilitazione a partire dalla convocazione della Direzione provinciale e la definizione dei nuovi organismi essenziali per ripristinare l’attività politica diffusa nel territorio».
Di fatto in queste righe si potrebbe leggere un vero e proprio atto di sfiducia nei confronti della segretaria provinciale Anna Filippetti, che proprio in questi giorni ha avviato il lavoro per ricostruire la nuova segreteria dopo l’azzeramento dei mesi scorsi.
Il documento inviato ai tre segretari porta in calce i nomi di una ventina di componenti della direzione provinciale. Ci sono diversi nomi di spicco, fra questi anche quelli di chi è stato al fianco di Michele Emiliano o di chi ha sostenuto Elly Schlein nella corsa alla segreteria nazionale. Tutti ingredienti che hanno reso politicamente più intrigante il documento sia per i contenuti sui temi che per la posizione di alcuni firmatari. Anche questo aspetto sarà presumibilmente oggetto di animata discussione interna.
Ma non è finita, perché un attacco agli organismi dirigenti del Partito Democratico arriva dagli ex piddini, coloro cioè che hanno aderito alla nuova maggioranza del sindaco Melucci venendo meno alle indicazioni di partito. A firmare quest’altra dichiarazione sono il vicesindaco Gianni Azzaro, i consiglieri comunali Bianca Boshnjaku, Michele De Martino, Valerio Papa, il vicepresidente di Kyma servizi, Emanuele Di Todaro, e il presidente di Kyma Ambiente, Giampiero Mancarelli.
«Ancora una volta, come avviene oramai da oltre 6 mesi - affermano - i vertici del PD di Taranto annunciano decisioni attraverso comunicati stampa anziché con riunioni degli organismi collegiali.
L’ultimo annuncio, in ordine di tempo, è quello di una nuova segreteria provinciale in sostituzione di quella azzerata diversi mesi fa. Si continua, in questo modo, a sfuggire ad una riflessione collegiale all’interno degli organismi dirigenti che dovrebbero essere la sede deputata al confronto e alla decisione politica».
«È evidente - dihciarano- che non ci si vuole confrontare con quella parte del partito che non ha condiviso scelte palesemente calate dall’alto e che hanno portato il PD in un sostanziale vicolo cieco.
Anche perché la decisione di passare all’opposizione al Comune di Taranto non solo è stata una vistosa forzatura decisa a Bari dall’allora “tavolo dei progressisti”, ma non è stata nemmeno mai esplicitata nella Direzione provinciale del 16 dicembre. In quell’occasione, infatti, si decise di porre ulteriori condizioni per tentare di ricostituire “la coalizione originaria” in Consiglio comunale. Di quelle ulteriori condizioni, però, si è persa traccia e al loro posto c’è stata una dichiarazione ai giornali del segretario regionale di sfiducia nei confronti del Sindaco (scavalcando ancora una volta gli organismi dirigenti). Questo modo di procedere, fatto di furbizie e di continue forzature, ha determinato una drammatica frattura all’interno del partito, i cui vertici, invece di confrontarsi con posizioni politiche diverse, hanno preferito trasferire la questione sul piano disciplinare, scegliendo di escludere dal PD una parte importante che, almeno nella città di Taranto, è maggioritaria».
«Si è persino giunti a commissariare 5 circoli su 9 del comune capoluogo - si afferma - oltretutto con una procedura discutibile. Questa gestione verticistica ha portato ad ulteriori gravi errori come quelli commessi nelle elezioni provinciali dove è stata presentata una lista che ha eletto un esponente del centrodestra ed un solo consigliere del PD. Secondo gli ex Pd, queste scelte avrebbero posto il Partito Democratico di Taranto «in una condizione di subalternità rispetto agli interessi di altri territori e di altre forze politiche».
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