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Il racconto
11 Ottobre 2023 - 07:00
Bombe su Gerusalemme
TARANTO - «La giornata più difficile è stata quella di sabato. Mentre eravamo all’Orto degli Ulivi abbiamo sentito i primi boati e il suono delle sirene. La guida che era con noi si è subito informata e ci ha comunicato che si era in una situazione di guerra. Abbiamo vissuto gli eventi con molta apprensione, in una atmosfera surreale perché da una parte c’erano i resoconti dei giornali, dall’altra noi eravamo proprio lì sul posto. In città, a Gerusalemme, si respirava un clima di tensione molto forte e vivere quei momenti non è stato molto piacevole. Devo dire che il personale del consolato di Tel Aviv e la Farnesina hanno svolto un lavoro egregio: ci hanno offerto una assistenza straordinaria». A raccontare la disavventura israeliana è Giorgio Caramia, uno dei settantadue fedeli neocatecumenali in pellegrinaggio in Israele proprio nei giorni in cui c'è stato il violento attacco di Hamas. Settantadue pellegrini provenienti da Massafra, Sava e Statte. Tra loro anche una bambina di quattro mesi.
Al loro arrivo in Israele nulla lasciava presagire quale tragedia si sarebbe abbattuta da lì a qualche giorno sul popolo israeliano.
«Siamo arrivati l’1 ottobre - racconta a TarantoBuonasera l’avvocato Nicola Greco, del gruppo proveniente da Massafra - e abbiamo dapprima visitato le zone di Tiberiade e Betlemme. Il 5 ci siamo invece spostati a Gerusalemme». E lì sono cominciati i momenti di terrore. «Il sabato mattina eravamo al Getsemani e alle otto è scattato il primo allarme antibombardamento. Subito dopo abbiamo sentito esplosioni, probabilmente della contraerea israeliana che colpiva i razzi lanciati su Gerusalemme. Dopo qualche ora un nuovo allarme e degli spari, sembra contro una ragazza palestinese - rimasta uccisa - sorpresa a girare armata».
«Domenica verso mezzogiorno - racconta ancora l’avvocato Greco - è scattato ancora l’allarme. Noi pellegrini in quel momento eravamo divisi in due gruppi: uno stava partecipando ad alcune celebrazioni, l’altro, dove ero io, era rimasto in albergo. Abbiamo visto colonne di fumo alzarsi nella città e a qual punto è scattato il protocollo di sicurezza per cui siamo stati fatti scendere nel bunker dell’albergo. Nel pomeriggio, alle 17, altro allarme».
Tutt'altro che facile il rientro in Italia: «Avevamo il volo lunedì (9 ottobre, ndr) alle 15.50, ma Ita ci ha informati solo poco prima che il volo era stato annullato. A quel punto abbiamo allertato l’unità di crisi della Farnesina, il cui personale si è subito messo a disposizione. Di lì a poco siamo stati ricontattati con la raccomandazione di preparare i bagagli in fretta. Alle 22 siamo arrivati in aeroporto: era affollatissimo di gente da tutto il mondo ansiosa di lasciare Israele. Il personale della Farnesina ha vigilato su di noi per tutto il tempo e martedì mattina intorno alle 6.15 siamo stati imbarcati su un aereo dell’Aeronautica Militare. Alle 8.15 di siamo atterrati a Pratica di Mare in attesa del vettore privato per rientrare a casa».
«Certo - conclude Giorgio Caramia con una battuta - aspettavo questo viaggio in Israele da venticinque anni... Diciamo che ci ha ricompensati il Santo Sepolcro».
Anche il sindaco di Massafra, Fabrizio Quarto, ha seguito da vicino la disavventura dei suoi concittadini: «Stanno tutti bene. Abbiamo vissuto momenti di apprensione per i concittadini bloccati in Israele e rientrati con un volo militare a Pratica di Mare, grazie all’interessamento della Farnesina. Questa mattina (martedì 10 ottobre per chi legge, ndr) ho parlato con uno della comitiva di massafresi, un mio collega, il quale mi ha informato e trasmesso l’intensità emotiva di quei drammatici momenti vissuti in Israele. Come comunità abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo: è andato tutto bene e non era così scontato».
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