Mentre stavamo programmando di organizzare, nell’anno che ci avrebbe portato alla data del suo centesimo compleanno, una speciale festa per un secolo di vita, incoraggiati dalla sua straordinaria lucidità mentale e da uno stato di salute che, data l’età, poteva essere considerato soddisfacente, contagiato dal covid, il 2 settembre si spegneva Liborio Igino Tebano. Nipote dell’omonimo Liborio, personaggio ben noto nella Taranto del primo ‘900 e ancora oggi ricordato con una piazza a lui intitolata nel rione Tamburi, Liborio Igino nasce a Taranto l’11 gennaio dell’anno 1924 da Armando ed Elvira Conte.
Egli mostra, fin da ragazzino, una grande vitalità e una pluralità di interessi. L’ambiente familiare è ricco di stimoli e sollecitazioni. Il nonno, che conduce un’avviata attività commerciale in via Cava, scrive poesie e canzoni in vernacolo tarantino e anima, con i più noti personaggi della Taranto dell’epoca, iniziative sociali, culturali e sportive. Giovanni, fratello del nonno, gestisce l’accorsato e frequentatissimo ristorante della stazione ferroviaria ed è padre di Nerio, altro noto esponente della famiglia Tebano, con vena artistico-letteraria, la cui eclettica personalità spazierà con naturalezza nel vasto mondo della cultura italiana tra cinema, poesia e pittura. Uno dei primi ricordi dell’infanzia, infatti, che Liborio Igino soleva di frequente raccontare ha come scenario proprio il terrazzo della stazione da dove, insieme con un suo giovanissimo cugino, assiste, il 4 novembre del 1930, all’arrivo a Taranto del re Vittorio Emanuele III e della sua consorte. I regnanti, dopo essere scesi dal treno, unitamente al loro seguito, entrano nella piazza della stazione, addobbata con tante bandiere e tutta occupata da numerose e grandi automobili che caricano le diverse autorità e si dispongono in fila in lungo corteo. L’evento, osservato dall’alto di quella postazione privilegiata, lascia i due ragazzini carichi di meraviglia e suscita in Liborio Igino un’attenzione - che manterrà fino agli ultimi giorni di vita - a tenere sempre viva la memoria dei fatti della storia locale tarantina.
L’infanzia e l’adolescenza tra curiosità e interessi
Fin da bambino è animato da molteplici interessi e da una positiva curiosità che lo porta a sperimentare, conoscere, documentare e documentarsi. Già in adolescenza egli possiede - fatto inusuale negli anni ’30 e non certo perché la sua famiglia avesse grandi disponibilità economiche essendo figlio di un ferroviere - un modesto apparecchio fotografico con cui ama ritrarre ciò che stimola la sua fantasia. Più avanti negli anni si dedicherà anche alla pratica delle riprese filmate cineamatoriali quando ancora il boom economico non ha reso le cineprese 8mm e poi super 8 apparecchi alla portata di tutti.
L’adolescente Liborio Igino, che intanto ha iniziato a studiare musica e a suonare il pianoforte, manifesta, ben presto, un notevole e innato talento per il disegno: usa matita e pennello per schizzi, caricature e ritratti che realizza in pochi minuti lasciando stupefatti amici, professori, compagni di scuola e familiari. Qualcuno sollecita il padre Armando - brillante personalità incline a comporre anch’egli, versi in dialetto tarantino, come del resto il suo più noto giovane fratello Ercole - ad indirizzare il ragazzo verso studi artistici. In quegli anni, però, ciò significa trasferirsi, ancora minorenne, in altre città dotate di scuole o istituti artistici che a Taranto mancano. Inoltre, è molto più opportuno far conseguire a Liborio Igino un diploma abilitante in grado di offrire, al termine degli studi, un titolo idoneo ad occupare subito un posto di lavoro.
Frequenta così l’Istituto magistrale dove, comunque, si studia anche il disegno. Tuttavia, egli non sarà mai maestro elementare: lo scoppio della guerra, il servizio militare e le diverse vicende della vita, lo vedranno impiegato amministrativo in un ufficio di contabilità dell’Arsenale Militare, per diversi decenni fino all’età del suo pensionamento. Accanto alle passioni artistiche, Liborio Igino coltiva anche un’intensa attività sportiva: ama il nuoto, in particolare, e si allena con impegno partecipando a livello agonistico a gare nazionali nelle quali ottiene buoni piazzamenti. A fermare bruscamente la sua carriera sportiva sarà un grave attacco di tifo che metterà a rischio la sua stessa vita e lo costringerà a ritirarsi dall’attività agonistica, ma resterà sempre un ottimo nuotatore e un abile escursionista subacqueo. Altrettanto viva è la passione per il calcio che segue fin da ragazzino. Il Taranto è la sua squadra del cuore. Finché gli sarà possibile seguirà la squadra rosso-blu recandosi di persona allo stadio; poi negli anni più recenti continuerà a seguire le partite guardandole in tv. Anche le sue grandi passioni per la fotografia e per le riprese filmate, per l’arte e la pittura non l’abbandoneranno mai. Le coltiverà con modestia, nei ritagli di tempo, come un hobby ma con la passione di chi ha sempre tenuto vivo nel cuore un amore forte a cui, però, non è stato mai concesso di potersi abbandonare pienamente.
La passione per l’arte e la pittura
Per alcuni decenni si diletta a realizzare, con suoi disegni acquerellati, cartoline augurali con soggetti sacri che ama far pervenire a familiari e amici sparsi per l’Italia nelle festività di Natale e Pasqua. Partecipa con i suoi lavori a diverse mostre esponendo disegni, quadri ad olio e acquerelli, ma la tecnica che più l’appassiona è l’incisione xilografica, con la quale produce lavori di buon livello. Intrattiene rapporti amicali ed epistolari con artisti, fotografi e restauratori che ha conosciuto nel corso della sua vita e con esponenti locali della cultura e dell’arte che lo stimano e lo frequentano fino agli ultimi giorni della sua vita, come attestano le prime numerose testimonianze scritte che sono giunte alla famiglia da parte di coloro che, per primi, hanno appreso la notizia dell’evento luttuoso. Esse ci restituiscono i tratti più salienti di un uomo disponibile e generoso che, legato alla sua adorata Giulia, compagna di vita per 66 anni e alle sue figlie Elvira e Rossana, ha coltivato e custodito il valore dell’amicizia con una devozione che ha conquistato i cuori di tanti. Il suo pensiero sempre rivolto alla storia e ai personaggi di questa città lo teneva in continua attività generativa.
Impossibile citare tutte le iniziative e i progetti partoriti dalla sua mente per i quali ha svolto, tenacemente e senza mai arrendersi di fronte agli inevitabili ostacoli, attività di ricerca finalizzate a conoscere o a recuperare brandelli di storia su personaggi che questa città mostrava di aver ingiustamente dimenticato. Viene invitato a partecipare a trasmissioni televisive che trattano temi legati alla storia della città dei due mari e rilascia due interviste filmate sulla notte di Taranto e sugli anni in cui, durante la guerra, ha vissuto con la sua famiglia, da sfollato, nel castello di Palagianello. Memorabile il suo interesse per Francesco Paolo Parisi, pittore tarantino, che acquisì notorietà tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 a Buenos Aires. Liborio Igino, in un suo scritto, aveva rivelato di aver sentito parlare di Parisi, frequentando nel secondo dopoguerra, lo studio del suo amico pittore tarantino Pietro Paolo Salinaro il quale, a sua volta, aveva avuto contatti diretti con Parisi a Roma, negli anni ’30, dopo il suo rientro definitivo in Italia. Nella circostanza Liborio Igino ed altri artisti locali avevano preso l’iniziativa di affiggere, accanto al portone d’ingresso della casa natale del Parisi, una targa in marmo recante, a futura memoria, la segnalazione che in quello stabile, nel dicembre dell’anno 1857, era nato e aveva vissuto l’artista finché non si era trasferito a Napoli, poi a Roma e infine in Argentina.
Lettore attento e sempre interessato a seguire gli eventi e le vicende che riguardano la sua città, Liborio Igino apprende, agli inizi degli anni 2000, che un autoritratto di Parisi, risalente al 1908, è stato venduto in un’asta d’arte a Roma. Fortemente motivato a recuperare l’opera che ritrae il pittore tarantino nel suo studio di Buenos Aires, Liborio telefona ripetutamente alla casa d’asta per conoscere il nome dell’acquirente finché non riesce ad ottenerlo, fatto davvero inconsueto. Colui che ha acquistato il quadro è un anziano collezionista/ antiquario romano, ormai in pensione, che fin dal primo contatto con Liborio Igino, colpito dalla sua passione artistica e dalla motivazione che lo ha spinto a mettersi sulle tracce del dipinto del pittore tarantino, stabilisce con lui un rapporto di profonda empatia e si dichiara pronto a rivendere l’opera allo stesso prezzo che ha pagato per acquistarla. Nasce, così, una grande amicizia coltivata con lettere e telefonate: due sensibilità artistiche che dialogano affettuosamente in grande sintonia e con una, quasi quotidiana, frequenza. Allo stesso tempo, Liborio Igino tenta, in ogni modo, d’interessare le istituzioni locali perché non perdano l’occasione per acquistare l’autoritratto di Francesco Paolo Parisi. Il suo invito non viene raccolto, sembra cadere nel nulla. Qualcuno, però, molto affezionato a Liborio, venuto al corrente di questa straordinaria vicenda, decide di acquistare il quadro per riportarlo a Taranto e si accorda direttamente con il venditore per mettere in atto il trasferimento dell’opera senza darne notizia a Tebano al fine di sorprenderlo piacevolmente.
La grande tela, collocata all’interno di una massiccia e artistica cornice arriva a Taranto, ben impacchettata, una sera d’autunno ma prima di giungere nella sua collocazione definitiva fa sosta nella casa di Liborio che, tra lo sconcertato e lo stupefatto, guarda e riguarda l’originale di quell’autoritratto del maestro Parisi - realizzato più di cento anni prima, dall’altra parte del mondo - che fino ad allora aveva visto solo in fotografia. Senza la sua tenacia e la sua appassionata ricerca quell’immagine dell’artista nostro concittadino, a cui furono affidati gli affreschi della cattedrale di Buenos Aires nella quale l’attuale Papa Francesco per diversi anni ha svolto la sua missione pastorale, certamente non sarebbe rientrata a Taranto. Per quelle strane e talvolta misteriose circostanze della vita, l’amico collezionista/antiquario romano, dopo qualche settimana, dall’arrivo del quadro a Taranto, inaspettatamente e improvvisamente venne a mancare. Non possiamo, prima di chiudere queste brevi note sulla vita di Liborio Igino Tebano, non far cenno all’ultima, più recente e fantastica impresa in cui egli stava riversando tutte le sue energie. Essendo venuto a conoscenza, dalla lettura di un atto del notaio Tommaso Valentini del novembre 1803, di una convenzione stipulata tra un rappresentante del Genio francese stanziato con le truppe a Taranto e lo scultore napoletano Giuseppe Pagano per lavori artistici - tutti dettagliatamente descritti nell’atto - da realizzare per la tomba del generale francese Laclos, collocata nell’isola di San Paolo, si convince che, forse, può essere possibile recuperare i resti del mausoleo. La sua ipotesi, infatti, scaturisce dal ragionamento che gli ornamenti e le statue, che un tempo decoravano il monumento funebre, non possono che essere rotolati o stati fatti cadere nel mare circostante, unitamente ai resti del generale ad esito della distruzione della tomba avvenuta dopo la caduta di Napoleone. Liborio Igino ne parla con chi può aiutarlo ad effettuare la ricerca, organizza con un noto esperto subacqueo (Fabio Matacchiera) una vera e propria campagna di esame dei fondali, che, però, non danno gli esiti sperati non potendo prevedere operazioni di scavo ma solo di osservazione superficiale.
Tenta, allora, di coinvolgere le istituzioni in una simbolica operazione di ricostruzione della tomba sulla scorta di un disegno che si offre di realizzare ispirato alle indicazioni contenute nell’atto notarile. La sua idea è quella di gemellare Taranto con il comune di nascita - con il quale stabilisce un contatto epistolare - del famoso generale, scrittore e inventore francese Pierre-Ambroise- Francois Choderlos de Laclos. Immagina, così, che numerosi turisti d’oltralpe possano venire a Taranto per visitare l’isola di San Paolo dove fu sepolto l’illustre personaggio, suggerisce anche la costituzione di un comitato scientifico che possa seguire l’iniziativa anche quando lui dovesse venire a mancare. Questo sogno, purtroppo, Liborio Igino non riuscirà a realizzarlo. La messa del trigesimo sarà celebrata sabato 1 ottobre, con inizio alle ore 19, nella chiesa di San Lorenzo da Brindisi.
Domani, giovedì 22 settembre, pubblicheremo una serie di testimonianze sulla figura di Liborio Igino Tebano da parte di cittadini e personalità della cultura
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