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Ramadan: l'alimentazione dei musulmani nel mese del digiuno

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Ramadan: l'alimentazione dei musulmani nel mese del digiuno

Nelle tre religioni del Libro (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) esiste una scansione fra tempo sacro e tempo profano ed una stretta connessione fra giorni (o periodi) di festa e giorni (o periodi) di penitenza. Scansione che, come abbiamo più volte rilevato, riguarda anche l’alimentazione, anche per la sola delle tre confessioni che non adotta tabù alimentari, il Cristianesimo. Cardine dei periodi penitenziali è il digiuno: che, attenzione, non è mai assoluto, ma consiste essenzialmente nell’assumere cibo una sola volta al giorno, parcamente, e non durante le ore di luce. Un unico pasto serale, insomma, accompagnato da una colazione nelle ore antelucane del mattino, per poter resistere alle seguenti ore di lavoro. E’ così che i Musulmani si alimentano durante il loro più noto e più lungo periodo penitenziale (qualcosa di molto simile, specie nel Medio Evo, alla Quaresima dei Cristiani), il Ramadan. Che è addirittura uno dei “cinque pilastri” dell’Islam. Che cos’è il Ramadan: intanto, è il nome di uno dei mesi, il nono, del calendario lunare islamico. Che Maometto riformò, abolendo il mese intercalare che serviva (come serve agli Ebrei, che adottano un calendario “misto” detto lunisolare, che fa cadere quindi ogni anno più o meno nello stesso periodo i vari mesi, ad onta della sfasatura fra mese lunare e mese solare) a replicare ogni anno la scansione dei mesi in aderenza al ciclo delle stagioni. Quindi è un mese che può cadere in varie stagioni dell’anno; prima della riforma cadeva in estate, infatti il suo nome significa “torrido”. E’ il mese della penitenza e del digiuno, e commemora la rivelazione del Corano al profeta. Dal punto di vista alimentare, durante il Ramadan il credente osserva il digiuno durante le ore diurne; digiuno che viene rotto dall’unico pasto serale, chiamato “Iftar”, o “Fitur”, che prevede anche il consumo di piatti particolari (data l’estensione del mondo islamico, sono molto diversi fra loro; è tradizione comunque consumare durante questo pasto un dattero, come si tramanda abbia fatto il profeta). Un’ora prima del sorgere del sole è prevista una energetica colazione, il “Suhoor” (che è anche il nome della preghiera del mattino) o “Sehri”. E’ un mese nel quale oltre ad osservare il digiuno penitenziale il musulmano dovrebbe essere prodigo di aiuti, soprattutto alimentari nei confronti dei poveri: “Non è un vero credente chi va a dormire con la pancia piena, mentre il suo vicino soffre la fame”, afferma solenne un Hadith. In particolare, è raccomandata una donazione da effettuare nel corso della festa di Eid al-Fitr (“Festa della rottura del digiuno”), che celebra la fine del Ramadan, e che dura tre giorni. Particolare rimarchevole, l’astinenza nelle ore diurne del Ramadan si estende anche alle bevande, acqua compresa. Quest’anno in Italia Ramadan inizia la sera di sabato 2 aprile e si conclude al tramonto di lunedì 2 maggio. L’ebraica Pesach (che dura sette giorni in Israele ed otto per gli Ebrei della diaspora; in Italia dalla sera di venerdì 15 aprile alla sera di sabato 23 aprile) e la Pasqua cristiana (che conclude la Settimana santa; per i cattolici inizia con la Domenica delle Palme, il 16 aprile, e si conclude il Sabato santo, 16 aprile; la domenica di Pasqua quest’anno è il 17 aprile; per gli ortodossi invece la Settimana santa inizia con il Sabato di Lazzaro, 16 aprile, la Domenica delle Palme è il 17 aprile, la Pasqua il 24 aprile), quasi coincidenti tra loro, cadono dunque durante il Ramadan. Tornando alla festa di Eid al-Fitr, durante la quale è tradizione preparare ed offrire dolciumi (come il Kahk, pasta di datteri cotta in una miscela di burro e farina poi ricoperta di zucchero a velo, o la Baklava turca, o il Maamoul, pasta frolla farcita di frutta secca), in Italia quest’anno inizia il 3 maggio. Nell’area mediterranea il pasto serale in Ramadan prevede i datteri (in numero dispari), il tradizionale cous cous, una zuppa a base di pollo o agnello (originaria del Marocco, la zuppa Harira si è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo), o anche pesce, lenticchie o ceci o fave; carni speziate in umido (magari preparate nel caratteristico tajine); dolciumi. Si beve molta acqua, ma anche succhi di frutta e tè. Ecco una ricetta di Harira (dal libro “La cucine delle feste del mondo”, a cura di Joan Rundo, Sonda edizioni). Per 4 – 6 persone: 200 g di agnello a tocchetti, 200 g di ceci messi in ammollo la sera prema e privati in seguito del tegumento strofinandoli con un canovaccio, 350 g di pomodori. Lessare per 30 minuti i ceci; metterli in una pentola capace con due litri d’acqua, l’agnello, due cipolle affettate, 30 g di burro e dello zafferano; cuocere per 20 minuti, aggiungere 20 g di riso, prezzemolo e foglie di sedano e coriandolo; a parte far cuocere i pomodori passati in un passaverdure e un cucchiaio di concentrato di pomodoro; preparare una pastella con 50 g di farina ed acqua tiepida; versare pomodoro e pastella nella pentola principale e completare la cottura per una decina di minuti. Giuseppe Mazzarino
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