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Taranto
24 Aprile 2026 - 06:45
Un bus dell'Amat
TARANTO - Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 22 gennaio il Tribunale di Taranto ha assolto 8 autisti di Kyma Mobilità, imputati per presunti abusi ai danni di una ragazza di 20 anni tra il 2018 e il 2019. I giudici chiariscono che gli episodi contestati si sono verificati, ma non è stata dimostrata la costrizione.
Nelle motivazioni, articolate in 24 pagine, il collegio spiega che le dichiarazioni della giovane, riscontrate in parte dalle intercettazioni, confermano la materialità dei fatti. Tuttavia, secondo il Tribunale, manca la prova necessaria a dimostrare che la volontà della ragazza sia stata forzata.
“Le dichiarazioni non avvalorano con la necessaria certezza la sussistenza della coartazione della volontà”, si legge nel provvedimento, passaggio decisivo che ha portato all’assoluzione degli imputati.
Nel corso del dibattimento, la giovane non avrebbe mai dichiarato di essere stata obbligata né di aver espresso un rifiuto esplicito. I giudici evidenziano inoltre come la ragazza sia apparsa spesso incerta durante l’esame, con esitazioni e difficoltà nel rispondere alle domande.
Anche una consulenza psicologica acquisita nel processo ha contribuito a delineare questo quadro, evidenziando che dai racconti non emergeva una situazione di costrizione. La ricostruzione complessiva è stata ritenuta coerente, pur caratterizzata da incertezze e lacune.
Per il Tribunale, dunque, pur essendo accaduti, gli episodi non possono essere qualificati come reato in assenza di un elemento essenziale come la costrizione.
Resta però una valutazione netta sul piano etico. I giudici parlano di “condotte deprecabili”, sottolineando il contesto in cui si sarebbero verificate, ovvero su autobus del servizio pubblico e nell’arco di circa 2 anni, elementi che rendono i fatti particolarmente gravi sotto il profilo morale, pur non rilevanti penalmente.
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