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Monteparano

Pappadai torna a riempirsi, l’acqua ridà speranza all’agricoltura jonico-salentina

Dopo decenni di attesa l’invaso riprende vita grazie a piogge e manovre idrauliche. La sindaca Maristella Carabotto: tempi ancora lunghi per la distribuzione, ma cresce l’attenzione sull’opera

Maristella Carabotto

Maristella Carabotto

MONTEPARANO - C’è un’immagine che resta impressa più di altre: un bacino immenso, per anni rimasto in silenzio, che finalmente torna a respirare. L’invaso artificiale sorto sulle colline tra Jonio e Salento, progettato nel secondo dopoguerra e completato negli Anni Novanta, ha iniziato a riempirsi come non accadeva da decenni. Un evento che non è solo tecnico ma, a questo punto, simbolico: il ritorno dell’acqua in un territorio che da troppo tempo convive con la paura della siccità, nonostante questo megalitico invaso pronto da decenni.

Il sopralluogo istituzionale effettuato nei giorni scorsi, ha segnato un passaggio decisivo. Le recenti piogge, unite a una complessa serie di manovre idrauliche, hanno permesso di convogliare nel bacino le eccedenze provenienti da un grande invaso lucano, dopo un viaggio di oltre 160 chilometri. Un percorso che racconta finalmente una cooperazione interregionale rara, frutto di accordi, coordinamento e una visione condivisa sulla gestione delle risorse idriche.

Il risultato è tangibile: l’acqua accumulata potrà sostenere fino a 12 mila ettari di campi, offrendo così una vera e propria boccata d’ossigeno a un comparto agricolo che negli ultimi anni ha conosciuto crisi profonde, tra cambiamenti climatici, desertificazione dei suoli e malattie che hanno stravolto intere colture. Per molti agricoltori, questo invaso non è solo un’opera pubblica, a questo punto potremmo dire che sia una sorta di promessa mantenuta. Almeno quando partirà la redistribuzione dell’acqua.

Ma la giornata di cui si è ampiamente parlato in tutti i giornali, sembra non sia stata solo celebrativa, stando proprio a quanto riferito dalle stesse istituzioni presenti, le quali hanno tenuto a ricordare che il riempimento del bacino Pappadai rappresenta un punto di partenza, non di arrivo. La sfida vera è allora costruire un sistema idrico capace di resistere alle stagioni estreme che ormai scandiscono il calendario mediterraneo.

Si parla anche di nuovi impianti per il riuso delle acque depurate, di reti irrigue più efficienti, di collegamenti con altri grandi invasi del Mezzogiorno, per creare una sorta di “cintura idrica” capace di compensare le carenze future. Il Pappadai, per anni simbolo di incompiutezza, oggi diventa invece un laboratorio di resilienza. L’acqua che scorre nelle sue condotte non è solo un flusso fisico, ma è la dimostrazione che, quando territori e istituzioni scelgono di parlarsi e cooperare veramente, anche ciò che sembrava destinato all’abbandono può tornare a vivere.

In questa grande discussione, si inserisce a pieno titolo proprio la Sindaca di Monteparano Maristella Carabotto, da noi avvicinata per commentare la situazione in essere: “Sabato 18 aprile scorso, ho appreso tramite i social della visita del Presidente Antonio Decaro presso l’invaso Pappadai, nel territorio del nostro Comune. Inizialmente, la notizia che l’opera fosse già pronta per l’irrigazione era stata accolta con grande ottimismo; tuttavia, approfondendo i dettagli tecnici, è emerso che i tempi per l'effettiva distribuzione dell'acqua saranno più lunghi del previsto. L’invaso è attualmente in fase di riempimento – ha precisato la Prima cittadina di Monteparano - e solo al raggiungimento dei livelli ottimali si potrà procedere con i collaudi e gli interventi necessari. Nonostante l'attesa ancora necessaria – ha poi concluso Carabotto - è doveroso sottolineare un dato positivo: dal 2024 l’attenzione su quest’opera titanica, rimasta ferma per decenni, è finalmente tornata alta. Mi auguro che questo rinnovato impegno porti concretamente al traguardo che il nostro territorio attende da troppo tempo."

E mentre il bacino continua a riempirsi, il paesaggio attorno sembra cominciare a cambiare colore e le istituzioni a parlarsi seriamente. Le campagne dal canto loro, che fino a ieri guardavano al cielo con timore, possono ora affrontare la prossima estate con un margine di serenità in più. Non è la soluzione a tutti i problemi, sia chiaro, ma è un segnale forte: il territorio jonico salentino non vuole più subire la crisi idrica, vuole governarla. Un passo alla volta, un chilometro d’acqua alla volta.

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