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Taranto

Ex Ilva, Flacks: “Prestito ponte da 500 milioni, altro che scudo. Pronto a investire e spostare la mia sede in Italia”

L’imprenditore americano rilancia: senza prestito il sito continua a pesare per 100 milioni al mese sulle casse pubbliche. E apre a nuove operazioni industriali nel Paese

Michael Flacks

Michael Flacks - dal sito Flacks Group

TARANTO - La situazione dell’ex Ilva viene descritta come ormai al limite dal fondatore di Flacks Group, Michael Flacks, che intervistato su Tg24 Economia traccia uno scenario netto.

Secondo l’investitore, allo stato attuale nessuno sarebbe disposto a mettere risorse nell’acciaieria, definita un’attività ormai compromessa sotto il profilo industriale. Il gruppo siderurgico, a suo dire, si troverebbe in una condizione critica, con due sole alternative possibili: un intervento diretto per il rilancio oppure il proseguimento di una situazione che comporta un esborso pubblico di circa 100 milioni al mese.

Nel corso dell’intervista, Flacks ha chiarito che non considera determinante il tema dello scudo penale e ha escluso preoccupazioni legate agli interventi di bonifica ambientale. Il punto centrale resta invece la sostenibilità economica del progetto. Per questo motivo ha ribadito la necessità di un sostegno iniziale da parte dello Stato, indicando in 500 milioni di euro la cifra necessaria come prestito ponte per riavviare le attività produttive, assicurando la restituzione dell’importo.

L’imprenditore ha inoltre sottolineato di non essere alla ricerca di aiuti a fondo perduto, ma di essere pronto a mettere capitali propri, quantificati tra 100 milioni e 200 milioni, a condizione di poter contare anche sul coinvolgimento del sistema bancario. Tuttavia, ha evidenziato come, nelle condizioni attuali, gli istituti di credito non sarebbero disponibili a sostenere l’operazione.

Parallelamente, Flacks ha rilanciato anche sul fronte strategico, annunciando una nuova acquisizione in Italia ormai imminente, inserita in un piano più ampio di consolidamento industriale nel Paese. L’interesse per il mercato italiano viene definito concreto e strutturale, con l’obiettivo di costruire una presenza stabile nel lungo periodo.

Nel dettaglio, l’ex Ilva di Taranto viene indicata come una delle principali opportunità industriali oggi presenti in Europa. L’investitore contrappone una visione di rilancio a quella di ridimensionamento, sostenendo che attraverso investimenti, innovazione tecnologica e una gestione efficace il sito potrebbe trasformarsi in un modello produttivo moderno e sostenibile, capace di generare valore nel tempo.

In questo scenario, non viene esclusa anche una scelta simbolica e operativa di rilievo: il trasferimento dell’headquarter del gruppo in Italia, con ipotesi Milano o Roma, qualora l’acquisizione dell’ex Ilva dovesse concretizzarsi.

Infine, Flacks ha confermato di guardare con attenzione all’intero comparto siderurgico europeo. Dopo aver tentato l’acquisizione di British Steel prima della nazionalizzazione, il fondo sta valutando ulteriori opportunità, tra cui il gruppo ThyssenKrupp, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la propria presenza nel settore. Una strategia che, nelle intenzioni dell’imprenditore, risponde anche alla necessità di ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di acciaio provenienti dalla Cina.

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