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Taranto
22 Aprile 2026 - 14:39
Ex Ilva, scontro sulla cassa integrazione
TARANTO – Nuove tensioni sul futuro dell’ex Ilva dopo l’incontro al Ministero del Lavoro sulla proroga della cassa integrazione straordinaria. La misura, estesa per 12 mesi e riguardante 4.450 lavoratori della società in amministrazione straordinaria che gestisce gli impianti, è stata adottata senza l’intesa con le organizzazioni sindacali.
A esprimere una posizione critica è il coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil Loris Scarpa, che punta il dito contro l’incertezza sul destino dell’azienda. “Il Governo non sa che pesci prendere, lo dimostrano anche le dichiarazioni del ministro Urso, che non chiariscono se esista o meno una trattativa con eventuali acquirenti”, ha dichiarato al termine del confronto.
Al centro della contestazione anche il ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali. “Per noi resta fondamentale uscire dall’amministrazione straordinaria, perché così non si riesce nemmeno a garantire una copertura dignitosa ai lavoratori”, ha sottolineato Scarpa.
Le dichiarazioni del segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano dopo il vertice
La Fiom ribadisce la necessità di una svolta nella gestione del gruppo siderurgico, indicando una possibile direzione per il rilancio. “Serve la costituzione di una società a partecipazione pubblica, aperta anche ai privati se necessario”, ha spiegato il dirigente sindacale, evidenziando come l’attuale situazione rischi di aggravare ulteriormente il quadro occupazionale.
Il giudizio sulla fase in corso resta netto. “In queste condizioni è solo un bagno di sangue”, ha affermato Scarpa, ribadendo l’impegno delle organizzazioni sindacali. “Stiamo portando avanti la nostra battaglia in tutte le sedi affinché questa vicenda trovi una soluzione e torni a garantire dignità ai lavoratori”, ha concluso.
Le dichiarazioni di Loris Scarpa coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom Cgil dopo il vertice
“Il tavolo a cui oggi si è partecipato ha registrato un ritorno indietro a prima del 21 febbraio 2024, data del commissariamento di Acciaierie d’Italia.” A dichiararlo sono Daniele Francescangeli Segretario Nazionale con Delega alla Siderurgia della UGL Metalmeccanici e Alessandro Dipino, Segretario Generale di UGL Metalmeccanici di Taranto, intervenuti da remoto. “CIGS per un numero massimo di 4450 unità - proseguono -, nessuna disponibilità a riconoscere la maturazione del giorno di ferie ai lavoratori in CIGS a zero ore, così come la mancata disponibilità all’impiego del disponibile, nonché nel voler prorogare presumibilmente a maggio il pagamento dei welfare. Appare chiaro che siamo dinnanzi ai primi gravi segnali che porteranno alla soppressione di alcuni diritti che apparivano consolidati e che sono stati il frutto di discussioni, mediazioni che come OO.SS. abbiamo portato avanti con grande senso di responsabilità volendo credere realmente nel rilancio dell’azienda”.
“Pertanto - hanno concluso Francescangeli e Dipino - sarà necessario chiedere l’intervento della politica affinché si possa raggiungere questo obiettivo e si scongiuri una ulteriore sconfitta della nazione, considerato il lunghissimo periodo della vertenza dell’ex ILVA.”
"Con l'incontro di stamane, vi è un dato di fatto incontrovertibile, che da parte dell'azienda non è al momento possibile garantire le stesse condizioni assicurate prima d'ora ai lavoratori. Condizioni che molto faticosamente erano state precedentemente inserite nell’ultimo accordo, e per le quali il Governo aveva messo a disposizione la relativa copertura economica". Così il Coordinamento Provinciale Usb Taranto al termine del confronto.
"In sintesi - spiegano -, al momento i lavoratori continueranno dunque a percepire la CIGS e l'integrazione salariale fino ad esaurimento delle risorse messe a monte per il 2026, sebbene l'attuale CIGS si preveda di durata da marzo 2026 a marzo 2027. Esauriti dunque questi fondi (a valere per il 2026 € 11.4 mln), i lavoratori, per quanto dichiarato al tavolo ministeriale, riceveranno solo l’indennità di CiGS senza integrazione. Per la Usb, questo non può che essere letto come un netto arretramento rispetto alle garanzie date nel recente passato, quantomeno in termini di sostegno al reddito, che deve essere cosa certa per i dipendenti di Adi e Ilva in A.S., fino al termine fissato, e quindi fino a marzo 2027".
"Oggi più che mai - prosegue la Usb -, il Governo deve prendere coscienza della gravità della situazione che peraltro abbiamo più e più volte sottolineato, ed è chiamato a prendere in considerazione le nostre proposte con riferimento a misure in favore dei lavoratori che prevedono, incentivo all’esodo volontario, riconoscimento dell’amianto e del lavoro usurante nel comparto della siderurgia. Non è mancato da parte dell'USB l'ammonimento sulle questioni legate alla sicurezza della fabbrica che, in una condizione attuale dove oramai si sposta la "coperta" delle risorse economiche, il rischio è che che allo scoperto possano trovarsi proprio i temi legati alla sicurezza e, dopo quanto recentemente accaduto, a nessuno è permesso".
La vertenza resta quindi aperta, mentre si attendono sviluppi concreti sul piano industriale e sulle prospettive occupazionali del sito siderurgico.
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