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Vertenza Natuzzi, i sindacati scrivono ai parlamentari: “A rischio fino a 900 posti di lavoro”

Lettera aperta di Cgil, Cisl e Uil di Puglia e Basilicata contro il piano industriale: “Fermare chiusure e delocalizzazioni”

Vertenza Natuzzi, i sindacati scrivono ai parlamentari: “A rischio fino a 900 posti di lavoro”

Vertenza Natuzzi, la mobilitazione a Laterza

Il presidio dei lavoratori Natuzzi a Laterza di mercoledì 22 aprile 2026 - Anche le foto di questo articolo si riferiscono alla stessa mobilitazione

BARI – Una vertenza che coinvolge centinaia di lavoratori e mette in discussione il futuro di un intero comparto produttivo. I segretari generali di CGIL, CISL e UIL di Puglia e Basilicata hanno inviato una lettera aperta ai parlamentari eletti nei due territori per denunciare la situazione legata al gruppo Natuzzi e chiedere un intervento politico urgente.

Nel documento, firmato da Gigia Bucci, Segretaria Generale Cgil Puglia e Fernando Mega, Segretario Generale Cgil Basilicata; Antonio Castellucci, Segretario Generale Cisl Puglia e Vincenzo Cavallo, Segretario Generale Cisl Basilicata; Stefano Frontini, Segretario Generale Uil Puglia e Vincenzo Tortorelli, Segretario Generale Uil Basilicata, le organizzazioni sindacali esprimono forte preoccupazione per il piano industriale annunciato dall’azienda del mobile imbottito, che prevede la chiusura degli stabilimenti di Altamura e Santeramo in Colle, la cessione del sito di Ginosa e la delocalizzazione di parte delle attività produttive in Romania.

Una strategia che, secondo i sindacati, avrebbe pesanti ricadute occupazionali, con un esubero stimato tra 700 e 900 lavoratori. A questo si aggiunge il ricorso alla cassa integrazione, già utilizzata da anni. “Parliamo di lavoratori che da oltre 20 anni subiscono il peso degli ammortizzatori sociali, con conseguenze dirette sui redditi e sulla qualità della vita”, evidenziano nella lettera.

Il confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, già avviato nei mesi scorsi, non ha finora prodotto risultati concreti. I sindacati denunciano una scelta unilaterale da parte dell’azienda. “A fronte di una crisi dichiarata, l’azienda ha deciso senza condivisione di procedere con un piano che scarica i costi su lavoratori e territori”, si legge nel documento.

La preoccupazione riguarda anche l’impatto sul tessuto industriale locale, in un’area già segnata da difficoltà economiche. “Questo piano contribuisce a un ulteriore impoverimento delle nostre regioni, con ricadute sociali che rischiano di essere drammatiche”, sottolineano i segretari, ricordando come il gruppo abbia beneficiato nel tempo di ingenti risorse pubbliche, tra cui i finanziamenti previsti dalla legge 488 e accordi di programma regionali.

Da qui l’appello ai parlamentari affinché si attivino per riaprire il confronto. “Chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali di mettere in campo ogni azione possibile per riportare l’azienda al tavolo con il Ministero, le Regioni e le parti sociali”, affermano i sindacati.

Il rischio, secondo le organizzazioni dei lavoratori, è quello di compromettere l’intera filiera del mobile imbottito, uno dei settori storici dell’economia del Sud. “Siamo di fronte a una strategia che può mettere in crisi il futuro produttivo e occupazionale di un intero comparto”, denunciano.

Parallelamente, Cgil, Cisl e Uil annunciano l’avvio di un percorso di mobilitazione. “Stiamo predisponendo iniziative che coinvolgeranno lavoratori, cittadini e istituzioni per difendere il lavoro e chiedere scelte diverse da parte dell’azienda”, spiegano, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla vertenza.

La richiesta finale è chiara. “Servono prospettive concrete di sviluppo e non decisioni che riducono l’occupazione e impoveriscono i territori”, concludono i sindacati, rilanciando la necessità di un intervento politico deciso per salvaguardare produzione e posti di lavoro.

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