TARANTO - Una città che sulla carta dispone di risorse senza precedenti, ma che nella percezione quotidiana fatica ancora a cambiare passo. Taranto si trova oggi al centro di una stagione che potrebbe segnare una svolta, con un sistema articolato di fondi e incentivi che supera i 2 miliardi di euro complessivi, ma che richiede una capacità concreta di trasformazione.
Nel contesto attuale, caratterizzato da una competizione sempre più forte tra territori per attrarre investimenti, il capoluogo ionico può contare su strumenti rilevanti. Tra questi spiccano gli 800 milioni di euro del Just Transition Fund, destinati all’area entro il 2027, affiancati dalle opportunità della ZES unica del Mezzogiorno, che prevede crediti d’imposta per gli investimenti produttivi.
A queste misure si aggiungono gli strumenti nazionali, come “Resto al Sud 2.0”, in grado di coprire fino al 70-75% dei costi per nuove iniziative imprenditoriali, e i programmi regionali PIA e Mini-PIA, che garantiscono contributi fino al 50% per progetti legati a innovazione e sostenibilità. Un sistema integrato di incentivi che, almeno sulla carta, rende Taranto uno dei territori più attrattivi del Sud Italia.
Le direttrici di sviluppo individuate sono molteplici e si muovono lungo traiettorie ormai consolidate. Il settore dell’energia e della transizione ecologica rappresenta uno degli ambiti prioritari, con possibilità di sviluppo nella produzione da fonti rinnovabili e nelle tecnologie per la decarbonizzazione. In parallelo, cresce l’attenzione verso l’innovazione tecnologica e le startup, grazie a un contesto che favorisce la nascita di nuove imprese legate al digitale e all’intelligenza artificiale.
Un ruolo strategico è attribuito anche alla logistica e all’economia del mare. Il porto e la posizione geografica nel Mediterraneo costituiscono un vantaggio competitivo, su cui costruire piattaforme integrate per la movimentazione delle merci e lo sviluppo di servizi avanzati. Accanto a questo, si inserisce il tema del turismo sostenibile, con la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale come leva per la riconversione economica.
Nonostante questo scenario, la trasformazione tarda a manifestarsi in modo evidente. È proprio su questo punto che interviene Giuseppe Spadafino, che individua nel racconto del territorio uno degli elementi decisivi. “Il vero elemento differenziante diventa la capacità di costruire una narrazione territoriale forte e credibile”, afferma, sottolineando la necessità di superare l’immagine di un’area in difficoltà.
Secondo Spadafino, la sfida è duplice. Da un lato attrarre investimenti, dall’altro accompagnare il sistema locale a cogliere le opportunità disponibili. “La vera scommessa è trasformare le risorse in investimenti concreti”, evidenzia, indicando come priorità la semplificazione dei processi, la diffusione delle informazioni e la creazione di reti tra soggetti pubblici e privati.

Il tema sarà al centro del Salone Mediterraneo dell’Impresa, in programma dal 26 al 28 maggio, evento promosso da Confcommercio Taranto. Tre giornate dedicate al confronto tra istituzioni, imprese e giovani, con incontri, panel e momenti di confronto tra diversi attori del sistema economico.
A precedere l’iniziativa sarà il progetto “Taranto che resta”, una factory rivolta ai giovani, prevista per il 26, 27 e 28 aprile tra la Camera di Commercio e la Provincia. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per favorire l’imprenditorialità e contrastare la fuga di competenze dal territorio.
In questo percorso sarà coinvolta anche l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, chiamata a realizzare un’analisi sui fabbisogni occupazionali, la propensione all’avvio di nuove imprese e il livello di attrattività della provincia ionica.
“L’obiettivo è generare futuro”, conclude Spadafino, sintetizzando una sfida che riguarda non solo l’economia, ma anche la capacità di una comunità di trattenere i propri giovani e costruire prospettive durature.