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L'intervento

"Rischiamo di trasformare Taranto nel simbolo delle occasioni perdute”

Il consigliere regionale Scalera rilancia il progetto di sviluppo del territorio e chiede una cabina di regia permanente: “Basta immobilismo, serve una strategia concreta”

Una veduta aerea di Taranto

Una veduta aerea di Taranto

TARANTO - Una città chiamata a scegliere il proprio futuro, tra il rischio di restare bloccata in una fase di incertezza e la possibilità di avviare un percorso di rilancio strutturale. È il quadro delineato dal consigliere regionale Antonio Scalera, che interviene con una nota sul futuro del capoluogo ionico, partendo dal documento “Progetto Taranto. Il futuro è oggi” promosso da CONFAPI Taranto.

Secondo Scalera, il territorio si trova davanti a una fase decisiva. “Taranto oggi si trova davanti ad una scelta storica: continuare a restare intrappolata in una fase di incertezza e stallo oppure avviare finalmente un percorso concreto di sviluppo sostenibile”, afferma, sottolineando l’urgenza di un cambio di passo.

Il contesto, evidenzia il consigliere, è segnato da una crisi industriale profonda, aggravata negli ultimi anni da fattori globali e criticità locali. La situazione dello stabilimento siderurgico, unita alla perdita di competitività e alla riduzione degli investimenti, alimenta il rischio di una progressiva desertificazione produttiva. “La crisi dello stabilimento siderurgico impone oggi scelte coraggiose, definitive e non più rinviabili”, sottolinea.

Nonostante le difficoltà, Scalera richiama le potenzialità del territorio, che può contare su asset rilevanti. Tra questi, la posizione strategica nel Mediterraneo, il porto, le competenze industriali e un patrimonio ambientale di grande valore. A questi si aggiungono settori in crescita come la Blue Economy, il turismo, l’agroalimentare e la cantieristica navale.

Nel suo intervento, il consigliere insiste sulla necessità di superare il modello economico basato esclusivamente sulla siderurgia. “Diventa imprescindibile superare definitivamente la monocultura dell’acciaio”, afferma, precisando però che la continuità produttiva dello stabilimento deve essere garantita nel rispetto delle norme ambientali e della salute pubblica.

Un passaggio centrale riguarda il tema della transizione energetica e industriale, che secondo Scalera deve essere affrontata con pragmatismo. “La transizione deve essere governata con un approccio tecnico e non ideologico”, evidenzia, indicando la necessità di conciliare sostenibilità, sicurezza e competitività.

Tra le priorità indicate, anche il pieno utilizzo delle risorse già disponibili, come quelle del Contratto istituzionale di sviluppo, e il rafforzamento delle infrastrutture. Il consigliere sottolinea inoltre l’importanza di un collegamento più stretto tra sistema produttivo, università e ricerca, per favorire innovazione e crescita.

Altro nodo cruciale è quello dell’isolamento infrastrutturale. “Taranto non può continuare ad essere difficilmente raggiungibile”, afferma Scalera, indicando come indispensabile il potenziamento dei collegamenti ferroviari e aerei, con particolare riferimento all’aeroporto di Grottaglie, per sostenere anche lo sviluppo turistico.

Attenzione viene riservata anche al Mar Piccolo, simbolo identitario della città, che vive una fase di forte sofferenza. “La sua bonifica e valorizzazione rappresentano una condizione imprescindibile”, evidenzia, collegando questo intervento al rilancio della mitilicoltura e alla crescita di nuove filiere legate al mare.

Sul piano istituzionale, il consigliere annuncia di aver depositato una mozione per chiedere l’istituzione di un tavolo permanente con una cabina di regia che coinvolga istituzioni, imprese e parti sociali. L’obiettivo è quello di definire una strategia condivisa e orientata ai risultati.

“Non è più il tempo di interventi frammentari o di processi decisionali incerti”, afferma Scalera, sottolineando la necessità di una governance stabile, capace di garantire coordinamento e rapidità nelle scelte.

Il rischio, in assenza di interventi concreti, è quello di un declino irreversibile. “Il rischio è trasformare Taranto nel simbolo delle occasioni perdute”, avverte, contrapponendo a questo scenario la possibilità di costruire un modello di riconversione industriale sostenibile.

La conclusione è un invito alla responsabilità condivisa. “Taranto non può più restare sospesa. È il momento di passare dalle analisi alle azioni”, afferma, indicando la strada di un impegno concreto per garantire un futuro basato su ambiente, lavoro e sviluppo.

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