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Il caso
16 Aprile 2026 - 15:20
La riunione della Task force regionale sull'occupazione
GROTTAGLIE - Si accende il confronto sul futuro della divisione Aerostrutture di Leonardo e sulle possibili ricadute occupazionali nel Mezzogiorno.
Nel corso della riunione della task force regionale per l’occupazione, il consigliere regionale del Partito Democratico Cosimo Borraccino ha espresso forti perplessità sull’ipotesi di ingresso del fondo sovrano dell’Arabia Saudita nel capitale della società.
L’incontro, che si è svolto alla presenza dell’assessore regionale allo Sviluppo economico e delle organizzazioni sindacali Eugenio Di Sciascio, aveva l’obiettivo di definire una posizione condivisa del territorio rispetto a un’operazione considerata delicata per il futuro industriale della Puglia.
Durante il suo intervento, Borraccino ha ribadito le criticità già espresse in passato. “Nutro forti dubbi su questa operazione ipotizzata dal management di Leonardo e dal precedente consiglio di amministrazione”, ha dichiarato, sottolineando come le perplessità siano condivise anche da sindacati e rappresentanti istituzionali presenti al tavolo.
Il timore principale riguarda le possibili conseguenze nel medio e lungo periodo. “Si tratta di una scelta che potrebbe portare a una delocalizzazione delle attività produttive”, ha evidenziato, mettendo in guardia rispetto ai rischi per il tessuto industriale locale.
Al termine del confronto, è stato affidato all’assessore regionale il compito di avviare un’interlocuzione rapida con il nuovo consiglio di amministrazione e con l’amministratore delegato di Leonardo. L’obiettivo è rappresentare le preoccupazioni del territorio e chiedere garanzie sulla permanenza delle attività negli stabilimenti pugliesi di Grottaglie e Foggia.
Il tema, secondo Borraccino, va oltre il perimetro regionale e chiama in causa direttamente il Governo nazionale. “La politica industriale è una responsabilità dello Stato e non può ignorare la questione meridionale”, ha affermato, ricordando che la divisione Aerostrutture conta 4 stabilimenti nel Sud Italia, di cui 2 in Puglia e 2 in Campania.
In questo scenario, un eventuale trasferimento delle produzioni rappresenterebbe un rischio concreto. “Una delocalizzazione significherebbe desertificare il tessuto produttivo del Mezzogiorno”, ha aggiunto, ribadendo la necessità di salvaguardare un comparto strategico.
Le preoccupazioni emerse durante la riunione sono state quindi formalizzate come posizione del territorio. Un segnale chiaro rivolto ai vertici aziendali e al Governo, affinché le scelte industriali non penalizzino le comunità locali e il sistema produttivo del Sud.
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