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"L'aumento dell'Irpef? Solo come ultima soluzione. Prima il confronto”

Allarme sul possibile rincaro per coprire il disavanzo da 369 milioni: la richiesta della Cgil di un confronto con Regione e l'analisi della spesa

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BARI - Il possibile aumento dell’Irpef per far fronte al disavanzo della sanità pugliese accende il confronto tra istituzioni e parti sociali. La Cgil Puglia esprime forte contrarietà all’ipotesi di un intervento fiscale che colpirebbe indistintamente i cittadini, chiedendo un confronto immediato con la Regione.

A intervenire è la segretaria generale Gigia Bucci, che invita a percorrere tutte le alternative prima di ricorrere a nuove imposte. “Non si può pensare di gravare su pensionati e lavoratori con redditi bassi senza aver prima valutato ogni altra possibilità”, afferma, sottolineando la necessità di un dialogo strutturato con le parti sociali.

Il nodo riguarda un disavanzo sanitario stimato in 369 milioni di euro, sul quale l’assessore regionale Donato Pentassuglia ha aperto alla possibilità di un incremento dell’imposta. Una prospettiva che il sindacato ritiene da affrontare con maggiore approfondimento.

Secondo la Cgil, è indispensabile partire da un’analisi dettagliata della spesa. “Serve chiarezza sulle cause del disavanzo, per capire se è legato a nuovi bisogni di salute o a inefficienze su cui intervenire”, evidenzia Bucci, criticando una visione esclusivamente contabile del diritto alla cura.

Il sindacato richiama anche il tema delle risorse nazionali. La Puglia, secondo la Cgil, sarebbe penalizzata dai criteri di riparto del fondo sanitario e dai tagli progressivi al sistema pubblico. Una situazione che richiederebbe una maggiore pressione politica nei confronti del Governo, per ottenere finanziamenti adeguati.

Nel merito della proposta fiscale, la posizione resta netta. “Mettere le mani nelle tasche dei cittadini deve essere solo l’ultima opzione”, ribadisce la segretaria, evidenziando come il contesto economico renda già difficile sostenere il costo della vita.

La richiesta avanzata alla Regione è quella di aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali. Un passaggio ritenuto fondamentale per individuare soluzioni condivise e per evitare un aggravio sui contribuenti.

Tra le possibili alternative, la Cgil indica anche la necessità di intervenire su altri ambiti di spesa. “Anche i costi della politica possono rappresentare una leva per recuperare risorse”, osserva, chiedendo un approccio più ampio al problema.

Nel frattempo, il quadro sociale resta complesso. Salari bassi, aumento dei prezzi e difficoltà di accesso ai servizi sanitari stanno già incidendo sulla vita quotidiana dei cittadini, con il rischio che ulteriori oneri fiscali possano aggravare la situazione.

Il confronto resta aperto. Da un lato le esigenze di bilancio della sanità, dall’altro la tutela del reddito delle famiglie. Una partita delicata che, secondo il sindacato, non può essere affrontata senza un percorso condiviso e senza aver prima esplorato tutte le soluzioni possibili.

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