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Taranto

Ex Ilva, allarme sulla centrale: “Serve equilibrio tra salute e lavoro”

Dopo l’ordinanza di sospensione, i sindacati chiedono chiarezza e un confronto istituzionale urgente

L'ex Ilva

L'ex Ilva

TARANTO - La nuova ordinanza sulla centrale termoelettrica del sito siderurgico riaccende le tensioni attorno all’ex Ilva e riporta al centro un equilibrio fragile, quello tra tutela della salute, ambiente e lavoro.

La decisione di sospendere l’esercizio dell’impianto entro 30 giorni sta alimentando preoccupazione tra lavoratori e famiglie, in un territorio già segnato da anni di incertezze.

A intervenire è la segreteria nazionale dell’UGL Chimici, che esprime forte apprensione per gli effetti del provvedimento firmato il 13 aprile. L’atto impone lo stop alle attività della centrale fino alla presentazione del piano di riduzione delle emissioni e alla successiva valutazione degli enti competenti.

La questione si inserisce in un quadro complesso. Il documento richiama il Rapporto di valutazione del danno sanitario 2024, oltre alla mancata presentazione del piano relativo ai parametri emissivi di arsenico, cobalto e nichel. Un intreccio di elementi tecnici e normativi che rende la vicenda particolarmente delicata, sia sul piano ambientale sia su quello industriale.

Secondo il sindacato, è indispensabile affrontare il tema con rigore e responsabilità. “La salute viene prima di tutto, ma proprio per questo servono decisioni fondate su dati e su procedure corrette”, dichiarano il segretario nazionale UGL Chimici Eliseo Fiorin e il segretario territoriale Alessandro Calabrese. “Non si possono affrontare questioni così complesse con leggerezza o semplificazioni”, aggiungono.

Al centro della preoccupazione c’è anche il futuro produttivo del sito. La centrale termoelettrica rappresenta un elemento essenziale per l’equilibrio degli impianti. Una sua eventuale fermata potrebbe compromettere la continuità del ciclo produttivo, con ripercussioni sull’area a caldo e su tutto il sistema industriale collegato.

Il rischio, secondo il sindacato, è quello di un impatto diretto sull’occupazione. “Un provvedimento di questa portata incide sul lavoro di migliaia di persone e impone un confronto immediato”, sottolineano Fiorin e Calabrese. “I lavoratori hanno diritto a chiarezza, a tempi certi e a conoscere le conseguenze reali delle decisioni”, evidenziano.

Per questo viene avanzata una richiesta precisa. L’UGL Chimici chiede l’apertura di un tavolo istituzionale che coinvolga Governo, ministeri competenti, enti tecnici, istituzioni locali e rappresentanze sindacali. L’obiettivo è evitare che la vicenda venga gestita in modo frammentato o ridotta a uno scontro tra posizioni contrapposte.

Il sindacato insiste sulla necessità di un approccio equilibrato. “Taranto ha bisogno di serietà e trasparenza, ma anche di non scaricare ancora una volta il peso dell’incertezza su lavoratori e famiglie”, concludono i rappresentanti UGL. “Salute, ambiente e lavoro devono restare insieme”, ribadiscono, indicando quella che viene definita una prova di responsabilità per tutte le istituzioni coinvolte.

In una città da anni sospesa tra emergenze ambientali e difesa dell’occupazione, l’ordinanza sulla centrale riapre una questione mai davvero chiusa. Il nodo resta lo stesso: trovare un punto di equilibrio che non lasci indietro né la salute dei cittadini né il futuro industriale del territorio.

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