BRINDISI – Un intervento netto, che va oltre la polemica e prova a leggere il clima internazionale attuale attraverso una chiave più profonda. Don Cosimo Schena, sacerdote e psicologo tra le voci spirituali più seguite in Italia e in Europa, interviene sul dibattito che coinvolge Papa Leone XIV, finito al centro di critiche anche da parte del Presidente Usa, Donald Trump.
Secondo Schena, quanto sta accadendo non può essere ridotto a uno scontro di opinioni. “Non è solo una polemica, è un segnale”, sottolinea, indicando come le reazioni alle parole del Pontefice riflettano una tensione più ampia. Al centro della riflessione, una domanda che attraversa il tempo presente: quale spazio ha oggi il linguaggio della pace.
Nel suo intervento, il sacerdote propone una lettura critica del contesto. “Il problema non è che il Papa parli troppo, il problema è che parla nel punto esatto in cui il potere non vuole essere disturbato”, afferma, ribaltando la prospettiva dominante.
La questione, secondo Schena, riguarda il ruolo stesso della fede nello spazio pubblico. Quando resta marginale o simbolica, viene accettata. Quando invece entra nel merito delle scelte e dei valori, diventa scomoda. “Oggi si accetta una religione che non contraddice mai, ma quando il Papa ricorda che la pace vale più della forza, quella parola diventa pericolosa”, osserva.
Nel ragionamento sviluppato dal sacerdote, la posizione del Pontefice viene interpretata come espressione di una visione profondamente umana, prima ancora che politica. Una prospettiva che mette al centro la dignità della persona, contrapponendosi a logiche di potere basate sulla forza.
Schena individua così due modelli contrapposti. “Non siamo davanti a uno scontro tra uomini, ma tra due idee opposte di grandezza”, spiega, indicando da un lato la forza che si impone e dall’altro quella che resta fedele ai valori della pace anche quando comporta sacrifici.
Sul significato della parola pace, il sacerdote è esplicito. “La pace non è il linguaggio dei deboli, ma di chi ha il coraggio di non tradire l’umano”, afferma, ribadendo la necessità di una scelta consapevole nel dibattito pubblico.
L’intervento si inserisce in un contesto più ampio in cui il ruolo delle voci spirituali torna a essere centrale nel confronto sociale. Secondo Schena, la questione non riguarda soltanto la difesa del Papa, ma la capacità di ascoltare una voce libera, capace di interrogare il presente senza adattarsi alle logiche della contrapposizione.
Una presa di posizione che conferma il ruolo del sacerdote nel panorama contemporaneo, dove il dialogo tra fede, società e politica continua a generare riflessioni e tensioni.