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Santeramo in Colle
15 Aprile 2026 - 06:45
Natuzzi
SANTERAMO IN COLLE - Il confronto tra azienda e rappresentanze sindacali entra in una fase di forte tensione. Dopo oltre 30 ore di trattativa serrata, le sigle Cobas Lp e Usb Lp, insieme alle RSU e RSA, annunciano una netta bocciatura della nuova proposta presentata dall’azienda, ritenuta peggiorativa rispetto alle ipotesi discusse nei giorni precedenti.
Al centro dello scontro c’è il cambio di impostazione deciso dall’azienda dopo il Consiglio di amministrazione tenutosi domenica. Il documento precedentemente condiviso e modificato con il contributo delle organizzazioni sindacali non è stato confermato, senza spiegazioni di merito, ma con il richiamo a un aggravamento del quadro economico.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la nuova proposta segna una rottura netta rispetto al percorso avviato, delineando una ristrutturazione unilaterale con orizzonte limitato alla fine dell’anno, senza indicazioni sugli assetti industriali futuri.
Tra i punti più critici evidenziati dai sindacati emerge la previsione di una delocalizzazione di parte della produzione in Romania, accompagnata da un piano di riduzione dei costi fondato su esodi incentivati, ricorso agli ammortizzatori sociali e ridimensionamento complessivo delle attività. Una prospettiva che, secondo le sigle, avrebbe ricadute pesanti sull’occupazione e sull’economia del territorio murgiano.
Ulteriori elementi di preoccupazione riguardano il rischio di trasferimenti unilaterali dei lavoratori e l’aumento della cassa integrazione oltre il 70%, misure ritenute indicative di una crisi profonda e di un progressivo smantellamento della base produttiva locale.
Durissima la posizione anche sull’incentivo all’esodo proposto dall’azienda, pari a 50.000 euro distribuiti in 5 anni, giudicato insufficiente e privo di strumenti concreti di accompagnamento alla pensione. Per i sindacati si tratta di una soluzione che trasferisce il peso della ristrutturazione sui lavoratori, senza garanzie reali.
Nel piano restano inoltre la chiusura dello stabilimento di Iesce 2, la cessione del sito di La Martella e la vendita di Ginosa, scelte che alimentano ulteriormente le preoccupazioni sul futuro del gruppo. Le organizzazioni sindacali indicano invece nella società Natuzzi Industrial S.r.l. una possibile leva per salvaguardare il perimetro produttivo e favorire nuove partnership industriali.
Alla luce di questo scenario, le sigle parlano apertamente di un arretramento rispetto agli impegni precedenti e respingono l’impianto del piano, definito più vicino a una dismissione che a una reale strategia industriale. Ribadite anche le condizioni per un eventuale accordo, a partire dalla volontarietà degli esodi e dalla certezza dei tempi di erogazione degli incentivi.
Nel documento viene inoltre denunciata la mancata applicazione degli accordi sottoscritti a novembre 2025 sul riequilibrio dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, rimasti finora inattuati nonostante le richieste avanzate dalle organizzazioni dei lavoratori.
Il coordinamento sindacale ha già deciso una serie di iniziative che saranno attuate nelle prossime settimane. Tra queste figurano assemblee immediate nei territori per informare i lavoratori, il coinvolgimento delle istituzioni a ogni livello, l’organizzazione di un’assemblea pubblica con la partecipazione dei media e l’attivazione di presidi permanenti davanti agli stabilimenti Natuzzi.
Prevista anche l’adozione di forme di sciopero calibrate per ridurre l’impatto sui lavoratori già interessati dalla cassa integrazione, oltre alla possibilità di una manifestazione nazionale a Roma nel caso in cui non arrivino risposte dalle istituzioni competenti.
La vertenza viene definita di rilievo nazionale, con in gioco il futuro occupazionale di centinaia di addetti e la tenuta produttiva dell’intera area della Murgia. I sindacati ribadiscono la disponibilità al dialogo, ma solo di fronte a proposte ritenute sostenibili e rispettose della dignità del lavoro, invitando i lavoratori a partecipare alle iniziative annunciate per affrontare una fase considerata particolarmente critica.
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