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Sipario
13 Aprile 2026 - 06:49
“L’oro di Taranto” riporta in scena le ombre della città - foto di Flavio Franco
TARANTO - È sembrato di rileggere vecchie pagine di cronache cittadine, esattamente quelle targate anni Ottanta, assistendo allo spettacolo “L’oro di Taranto”, di Nicola Causi, andato in scena venerdì scorso, 10 aprile, al teatro Fusco, con la compagnia “I viandanti sognatori” quale ultimo lavoro partecipante al Festival del Teatro dialettale “Alfredo Majorano”.
Al centro della vicenda, progetti di speculazione edilizia (un parco giochi a tema) su Mar Piccolo, con la conseguente una preziosa oasi faunistica dove nidificano meravigliosi esemplari di airone cinerino. La proposta a don Ciccio Santillo (Nicola Causi, regista e autore del testo) che regge le fila di un sodalizio a capo della criminalità organizzata della città, parte dai rappresentanti di un clan malavitoso emergente, Giovanni Serpante (Alessandro Gaeta), Cesarino Scarro (Johnny Tito), quest’ultimo a tirare le fila dell’inganno. Infatti l’intenzione è quella, una volta andato in porto il progetto, di spartirsi per intero la torta, facendo fuori il vecchio capo della mala.
Dell’intento criminoso ai danni del boss viene fortuitamente a conoscenza il figlio, Antonello (Antonio Solito), destinato originariamente alla carriere di avvocato, il quale, dopo aver cercato inutilmente di avvertire genitore, ne prende il posto a capo del sodalizio malavitoso. E passano gli anni, mentre egli aspetta il momento giusto per compiere la vendetta. Quest’ultima va a segno quando i due malavitosi vanno a trovare il successore di don Ciccio nel tentativo di tendergli un tranello, com’è stato per il padre. I colpi di pistola giungono implacabili e la scia di sangue così si allunga. Su tutto aleggia la voce inascoltata della coscienza, impersonato da un uomo senza volto (Marco Gaeta), che, all’inizio e al termine della vicenda, avverte circa le conseguenze inevitabili della persistente cattiveria dell’uomo.
A corollario della vicenda, i personaggi di Loris Pellecchia (Assuntina la cameriera); Maurizio Ambriola (Riccardo, l’autista balbuziente); Palma Renò (Albarosa, moglie di don Ciccio); Raffaella Dipilato (Anna Chiusano, l’amante); Michele Ladiana (Lino Cardano); Katia Cavallo (Monica, moglie di Antonello); Francesco Solito (Mimmo Paladino, guardaspalle di Antonello). Alla fine, applausi più che meritato per tutti,
Il Festival del Teatro dialettale "Alfredo Majorano", istituito dal Comune di Taranto e giunto alla sesta edizione, è realizzato dall’associazione artistico culturale “Compagnia Teatrale Lino Conte” su mandato della Fita Puglia.
Venerdì 17 aprile, invece, riprende il “Premio Città di Taranto” per i lavori in lingua con la rappresentazione di “Yerma” di Federico Garcia Lorca della compagnia “Nuda veritas”. Ingresso a partire dalle 20.30, con sipario alle ore 21. Ticket, 12,50 euro per la platea e la galleria (ridotti Fita, Uilt, over 70, bambini fino a 10 anni al costo di 10 euro)
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