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Taranto
03 Aprile 2026 - 06:24
La Processione dell'Addolorata - Settimana Santa
TARANTO - Una notte segnata dal maltempo ha profondamente modificato lo svolgimento dei tradizionali riti legati alla Processione dell’Addolorata. All’interno della Chiesa di San Domenico, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha dato lettura del suo messaggio, poi diffuso anche all’esterno grazie all’utilizzo degli altoparlanti, consentendo ai fedeli presenti fuori di seguire le sue parole.
Le condizioni meteorologiche avverse hanno inciso in modo significativo sull’organizzazione della processione. L’uscita del corteo religioso è avvenuta soltanto intorno alle 2 della notte, con un ritardo rispetto al programma originario proprio a causa della pioggia.

Il percorso ha subito ulteriori rallentamenti nelle ore successive. La processione è stata costretta a fermarsi nella chiesa di Sant’Anna, dove è rimasta fino alle 4.30, prima di poter riprendere il cammino. Solo a quel punto il corteo ha proseguito lungo l’itinerario previsto, in un clima segnato dalle difficoltà ma anche dalla partecipazione dei fedeli.
Intorno alle 8.30 la Processione ha attraversato il Ponte Girevole.

Di seguito le parole pronunciate dall’arcivescovo durante il suo intervento.
Cari fratelli e sorelle,
saluto e abbraccio ciascuno di voi, il padre spirituale mons. Emanuele Ferro e il priore Giancarlo Roberti con tutti i confratelli che sostengo all’inizio di questo lungo pellegrinaggio. Le autorità civili e militari qui rappresentano un momento corale di vera vita di comunità.
Ci ritroviamo ai piedi della Madre di Dio Addolorata. Come ogni anno ricorriamo alla sua intercessione, con fiducia, spinti da una devozione genuina, profonda, radicata nel cuore dei tarantini. Con alle nostre spalle la celebrazione del mistero eucaristico con l’atto preveniente di Dio di volerci donare la sua vita, il suo corpo e il suo sangue, ci inoltriamo nella notte fonda, nella quale commemoriamo nella preghiera, l’agonia di Gesù nel Getsemani, il tradimento di Giuda, l’arresto del Signore, i primi oltraggi, l’inizio di un processo scomposto, ingiusto, animato da cattiverie e da soprusi. Il Vangelo chiama questo frangente come “l’impero delle tenebre”, il dominio della stupidità del male. Sembra che questa notte avvolga il mondo da tempo. Eppure Maria, donna di Palestina, letizia d’Israele, si incammina in questa notte, perché è animata dall’amore di mamma che impara a non temere il buio. Ecco vorrei invocarla insieme con voi come donna del coraggio e della fortezza.

Ella ci appare su questo portale nella sua sofferenza ma, ritta in piedi, Ella è la torre di Davide, fortezza inespugnabile, nostro rifugio.
È vera la sua sofferenza, quanto è vera la sua forza.
Preghiamo perché impariamo a stare come lei, in piedi, in vero ascolto, pronti a camminare.
Chiediamole di stare in piedi di fronte al dolore del mondo intero. Non siamo troppo lontani dalle guerre per pensare che non ci riguardino, e non perché il nostro mondo è iperconnesso, ma perché siamo cristiani, e il nostro essere fratelli dell’intera umanità è un legame molto più stretto di qualsiasi globalizzazione.
Restiamo in piedi di fronte al dolore delle famiglie di Loris Costantino e Claudio Salamida, solo gli ultimi di una serie di morti sul lavoro, restiamo in piedi di fronte alle povertà che crescono nella nostra città ascoltiamo con Maria gli emarginati di Taranto, le persone che metodicamente ignoriamo per indifferenza e disumanità.
In piedi di fronte ai problemi sociali, dell’ambiente e del lavoro, che sembrano così insormontabili per noi che quasi sono scontanti come i nostri due mari. I nostri mali diventano definitivi quando non siamo capaci di azioni di coraggio, quando pieghiamo la schiena, e non siamo in grado di levarci in piedi con un gesto di resurrezione.
Dobbiamo rimanere in piedi di fronte ad una città vecchia che deve cessare di sbriciolarsi. Se Maria esce di notte è perché, nell’asfissia del male, si possano aprire varchi e respiri di tenerezza, di compassione, di vicinanza, di strade nuove. Maria non evita la strada del calvario ma in quel cuore retto dalla sua mano, cuore capace di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica, vi è la mappa di una strada che dal Calvario discende verso il giardino della Resurrezione. È un sentiero che potremmo non incontrare mai se non permettiamo a Cristo di cambiarci il cuore con la sua Passione.
Maria Addolorata, donna in piedi, donaci il coraggio, ricordaci la dignità di appartenerti, rendici forti. Questo è il miracolo che ti chiedo.
Questo è il miracolo che ti chiediamo.
Perché «questa notte non è più notte davanti a te, il buio come luce risplende».
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