TARANTO - Un quadro economico e sociale complesso, segnato da contraddizioni evidenti, e un pacchetto di 16 proposte operative per invertire la rotta. È questo il contenuto del documento presentato dalle principali associazioni di categoria cittadine in vista del Tavolo per lo Sviluppo del Territorio in programma domani, lunedì 30 marzo, nel corso dell'incontro convocato a Palazzo di Città col sindaco Piero Bitetti e la sua giunta.
A sottoscrivere il piano sono Confapi Taranto, Casartigiani, Confesercenti Casaimpresa Taranto, Unsic Taranto e U.P.A.L.A.P., che hanno consegnato al sindaco un dossier articolato in 11 pagine, denunciando anche come alcune di queste sigle non siano state ancora coinvolte formalmente nel confronto istituzionale.
Il documento fotografa una città in difficoltà. A Taranto si registra una perdita del 22,8% dei negozi in 10 anni, mentre il turismo cresce con numeri significativi. Nel solo capoluogo si contano 34.810 disoccupati, mentre il comparto artigiano non riesce a reperire il 60% delle figure professionali necessarie. A questo si aggiunge il dato sulla qualità della vita, con Taranto al 105° posto su 107 province, e una fuga di giovani sempre più evidente.
Sul fronte del commercio, le associazioni chiedono un intervento organico di rilancio, con riqualificazione degli spazi urbani, revisione della viabilità e piena attuazione del Documento Strategico del Commercio. Tra le proposte anche una fiscalità agevolata per il centro storico, con esenzioni su IMU, TARI, TOSAP e imposta di pubblicità per almeno 5 anni, oltre a canoni concordati per i fitti e misure a sostegno dei giovani imprenditori.
Particolare attenzione è rivolta anche alla digitalizzazione, con la proposta di una piattaforma denominata “Taranto Shopping” e l’introduzione di voucher compresi tra 1.000 e 3.000 euro per sostenere la presenza online delle piccole attività.
Il turismo rappresenta uno dei paradossi più evidenti. Nel 2025 la provincia ha registrato 444.417 arrivi e 1.653.178 presenze, con una crescita rispettivamente del 12% e del 14%. Tuttavia, secondo le associazioni, questi flussi non generano benefici diffusi per l’economia locale. La permanenza media è di 3,7 giorni, mentre la tariffa media delle strutture ricettive si ferma a 100,1 euro, inferiore rispetto ad altre province pugliesi.
Da qui la richiesta di un Piano Strategico del Turismo, capace di collegare i flussi turistici al tessuto commerciale e artigianale, oltre a una gestione mirata dell’imposta di soggiorno e all’integrazione della Taranto Card con le attività locali. In vista dei Giochi del Mediterraneo, previsti dal 21 agosto al 3 settembre 2026, viene proposta anche la creazione di un Villaggio dell’Artigianato e di un albo delle imprese locali.
Il capitolo lavoro evidenzia criticità profonde. I dati aggiornati al 31 gennaio 2026 parlano di 34.810 disoccupati e 8.826 inoccupati nel Comune, con un tasso di disoccupazione del 17,5%, il più alto in Puglia, e un tasso di occupazione fermo al 39,7%. La disoccupazione giovanile raggiunge il 28%, mentre solo il 17,9% dei giovani tra 25 e 39 anni è laureato. I NEET superano il 20%.
Per contrastare questi dati, le associazioni propongono strumenti come il Bonus Giovani Imprenditori, programmi di apprendistato tra botteghe storiche e nuove generazioni e tirocini retribuiti per i giovani fuori dal mercato del lavoro.
Sul fronte dell’artigianato, viene denunciata la mancata applicazione della legge regionale 7/2023, che prevede le Zone Franche per l’Artigianato. Nonostante la norma sia considerata tra le più avanzate, il provvedimento attuativo atteso entro 180 giorni non è stato ancora adottato. Le aree individuate sono Città Vecchia, Borgo e Tamburi.
Un altro tema centrale riguarda la gestione della movida. Le associazioni propongono l’introduzione delle “Zone Zero Alcol” sul modello di Treviso, con sanzioni comprese tra 100 e 500 euro per chi consuma alcol in strada, senza penalizzare gli esercenti.
Ampio spazio anche al centro storico, dove viene richiesta una revisione del Regolamento comunale di igiene del 1998, ritenuto ormai superato e non compatibile con le caratteristiche degli edifici storici. Tra le proposte, deroghe sui requisiti strutturali e procedure semplificate per l’apertura delle attività.
Nel complesso, le 16 proposte toccano ambiti che vanno dal commercio alla formazione, dalla mobilità alla digitalizzazione, fino alla sostenibilità ambientale e alla creazione di un marchio “Artigianato Green Taranto”.
Le associazioni sottolineano come Taranto disponga di 790 milioni di euro di fondi Just Transition Fund, ma con appena 10 bandi attivati, evidenziando la necessità di accelerare l’utilizzo delle risorse.
La richiesta finale è chiara: servono tempi certi, responsabilità definite e un cronoprogramma concreto. Il Tavolo del 30 marzo, sottolineano le organizzazioni, deve rappresentare un punto di partenza reale e non l’ennesima occasione mancata per il rilancio della città.