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Omicidio Di Giacomo, per i giudici fu premeditato: ergastolo confermato

Le motivazioni della Corte d’Assise di Bari: sei colpi e violenza anche a terra, esclusa la colluttazione

Tribunale di Bari

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BARI - Non fu un gesto d’impulso né la conseguenza di una lite. L’omicidio di Mauro Di Giacomo, fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023, è stato premeditato con largo anticipo. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise di Bari ha condannato all’ergastolo Salvatore Vassalli, operaio di Canosa di Puglia.

Nelle 92 pagine depositate dai giudici, si evidenzia come l’imputato abbia pianificato l’azione, mantenendo nel tempo il proposito omicida. “Ha certamente serbato il suo proposito per un apprezzabile lasso temporale”, si legge nel provvedimento firmato dal presidente Sergio Di Paola e dall’estensore Michele Parisi.

Secondo la ricostruzione della Corte, la sera del delitto Vassalli si sarebbe appostato sotto l’abitazione della vittima, in via Tauro, nel quartiere Poggiofranco, attendendone il rientro. Una volta arrivato Di Giacomo, l’uomo lo avrebbe aggredito aprendo il fuoco. Sei i colpi di pistola esplosi, ai quali si sarebbe aggiunta una violenza ulteriore: il fisioterapista sarebbe stato colpito con il calcio dell’arma quando era già a terra. Subito dopo, l’imputato si sarebbe allontanato tornando a Canosa.

Per i giudici non ci sono dubbi sulla dinamica. “L’imputato non ha casualmente incontrato la vittima, ma si è recato volontariamente sotto la sua abitazione, armato di una pistola illegalmente detenuta”, si legge nelle motivazioni, che escludono qualsiasi ipotesi di incontro fortuito o degenerazione improvvisa.

Il movente viene individuato nel risentimento maturato da Vassalli nei confronti del fisioterapista, ritenuto responsabile di un presunto errore medico. La vicenda risale al 2019, quando la figlia dell’imputato si sottopose a un trattamento che, secondo la famiglia, le avrebbe provocato danni permanenti. Da lì l’avvio di un procedimento civile per il risarcimento, ancora in corso, nel quale però una consulenza tecnica aveva ridimensionato l’entità delle conseguenze.

La versione fornita dall’imputato dopo l’arresto, avvenuto a maggio 2024 al termine delle indagini della Squadra Mobile di Bari, è stata ritenuta non credibile. Vassalli aveva sostenuto di essersi recato a Bari solo per un confronto e di aver reagito a minacce e a un’aggressione. Una ricostruzione che i giudici hanno definito “irragionevole, contraddittoria e inverosimile”, oltre che smentita dagli elementi emersi nel processo.

Nei suoi confronti sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi, che hanno portato alla condanna all’ergastolo pronunciata lo scorso 8 gennaio.

La sentenza ricostruisce un delitto maturato nel tempo e portato a compimento con modalità ritenute particolarmente violente, escludendo qualsiasi attenuante legata a una reazione improvvisa.

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