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Oltre 23 mila operai in difficoltà tra Bari e Bat, “Rischi immediati per cantieri e lavoro”

Costi in aumento fino al 25% dopo la crisi internazionale, l'appello della Cgil

Edilizia

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ANDRIA – L’aumento dei costi legati all’energia, alla logistica e alle materie prime rischia di avere ripercussioni immediate sul settore delle costruzioni nelle province di Bari e Bat. A lanciare l’allarme è il segretario generale della Fillea Cgil Bari-Bat, Davide Lavermicocca, che collega gli incrementi registrati, compresi tra il 4% e il 25%, alle conseguenze della crisi internazionale seguita all’attacco militare all’Iran.

Il comparto, spiegano dal sindacato, coinvolge circa 23 mila lavoratori distribuiti in 4 mila imprese, con una massa salariale annua che sfiora i 300 milioni di euro, a cui si aggiunge un indotto rilevante legato a cementifici, laterifici e acciaierie. Un sistema produttivo che risente direttamente delle oscillazioni dei prezzi di materiali e energia.

Secondo Lavermicocca, gli aumenti incidono in modo significativo sull’equilibrio economico dei contratti in essere e rischiano di rallentare l’avanzamento dei lavori. “Cantieri edili e filiera degli appalti sono fortemente dipendenti dal costo dei materiali ed energia”, sottolinea, evidenziando come eventuali rincari su carburanti, acciaio, cemento e bitume possano compromettere tempi e sostenibilità degli interventi.

Le criticità, viene evidenziato, potrebbero riflettersi anche sugli obiettivi legati allo sviluppo infrastrutturale e su una parte consistente dei progetti finanziati dal PNRR, già caratterizzati da iter complessi.

Il sindacato richiama quindi la necessità di utilizzare pienamente gli strumenti normativi disponibili. “Queste dinamiche vanno governate con il pieno utilizzo degli strumenti previsti, a partire dalla revisione prezzi e dall’aggiornamento dei prezziari regionali”, afferma Lavermicocca, chiedendo anche misure straordinarie per contrastare eventuali fenomeni speculativi.

In assenza di interventi, il rischio indicato è quello di una compressione dei margini e della liquidità delle imprese, con conseguenze dirette sui lavoratori. “Senza intervento pubblico, la contrazione dei margini rischia di scaricarsi sulle imprese sane e sulle retribuzioni, generando una paralisi produttiva e una vera e propria bomba sociale”, aggiunge il segretario.

Particolare attenzione viene richiesta anche su aspetti operativi come gli stati di avanzamento lavori, i tempi di pagamento e la solidità finanziaria delle aziende, oltre alla corretta distribuzione delle eventuali compensazioni lungo tutta la filiera degli appalti.

Nel suo intervento, Lavermicocca ha infine richiamato il quadro internazionale e le sue ricadute sul territorio. “La priorità è evitare che una crisi geopolitica si trasformi in instabilità economica e sociale nei cantieri, scaricando costi e tensioni sul lavoro regolare”, ha dichiarato, auspicando un impegno dell’Italia e dell’Europa nel favorire percorsi di pace, a tutela dell’occupazione e della coesione sociale.

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