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Taranto
23 Marzo 2026 - 06:23
L'ex Ilva
TARANTO - Il confronto sul futuro dell’ex Ilva entra in una fase delicata e riaccende lo scontro sul fronte occupazionale. A poche ore dalla presentazione di un’offerta vincolante da parte di Jindal Steel International per l’acquisizione dell’intero complesso industriale, l’Unione Sindacale di Base esprime forte preoccupazione per l’andamento delle trattative.
A intervenire sono Francesco Rizzo e Sasha Colautti, dell’esecutivo nazionale Usb, che parlano apertamente di negoziati impostati come una “ghigliottina”, con il rischio concreto di ridurre drasticamente il numero degli occupati. Secondo i due esponenti sindacali, il confronto in corso sembrerebbe trasformarsi in una competizione tra soggetti interessati a lasciare fuori il maggior numero possibile di lavoratori.
Le perplessità del sindacato riguardano sia il fondo di investimento Flacks sia la proposta avanzata da Jindal. Le informazioni emerse finora, spiegano, non offrono garanzie sufficienti sul piano occupazionale e rafforzano i dubbi già espressi nelle scorse settimane.
Per Usb il punto centrale resta uno. Ogni valutazione sul futuro dell’acciaieria deve partire dalla tutela integrale dei lavoratori, senza distinzioni. Il riferimento è all’intero bacino occupazionale che ruota attorno allo stabilimento, comprendendo i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia, i lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria e quelli impiegati nelle aziende dell’indotto. Una platea che, secondo il sindacato, deve essere inclusa nelle misure straordinarie da mettere in campo.
Nel documento, Rizzo e Colautti indicano anche alcune possibili soluzioni. Tra le proposte avanzate figurano incentivi all’uscita su base volontaria, percorsi di accompagnamento alla pensione e il riconoscimento dell’amianto e della siderurgia tra le attività usuranti. Strumenti che, secondo Usb, potrebbero contribuire a gestire la transizione senza sacrificare i livelli occupazionali.
Resta però ferma la posizione di fondo dell’organizzazione sindacale. L’unica soluzione ritenuta realmente efficace è la nazionalizzazione dell’ex Ilva, con un intervento diretto dello Stato sia sul versante ambientale sia su quello occupazionale. Una linea che Usb continua a indicare come necessaria per affrontare in modo strutturale la crisi del polo siderurgico tarantino.
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