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Il fatto
22 Marzo 2026 - 06:47
Un peschereccio - archivio
BARI - La crescita dei costi del carburante continua a pesare sul comparto della pesca pugliese, spingendo la Flai Cgil a denunciare una situazione sempre più difficile per imprese e lavoratori. Il sindacato parla di una crisi che rischia di compromettere un settore strategico dell’economia regionale, già segnato da anni di difficoltà.
Nel mirino dell’organizzazione sindacale ci sono le misure adottate a livello nazionale, ritenute insufficienti rispetto alla portata del problema. In particolare, viene giudicato inadeguato il credito d’imposta del 20% sul carburante, così come limitato lo stanziamento complessivo di 10 milioni di euro previsto per i mesi di marzo, aprile e maggio. Secondo la Flai Cgil Puglia, si tratta di interventi temporanei che non incidono sulle cause strutturali della crisi.
Le conseguenze sono già visibili lungo le coste pugliesi. “Ogni giorno decine di imbarcazioni restano ferme nei porti”, afferma il segretario generale Antonio Ligorio, evidenziando come le uscite in mare siano in forte calo e come aumenti il rischio occupazionale. “Il costo del carburante è ormai insostenibile e rende antieconomica l’attività di pesca”, aggiunge.
I dati confermano il peso del settore sul territorio. In Puglia la pesca produce un valore stimato in circa 225 milioni di euro, con oltre 1.400 pescherecci, pari a più del 12% della flotta nazionale, e circa 5.000 addetti tra pesca, acquacoltura e mitilicoltura. Un comparto che incide per oltre l’1% del PIL regionale, percentuale che sale fino al 3,5% se si considera l’intera filiera, dalla trasformazione al commercio, fino alla ristorazione.
Secondo il sindacato, l’aumento del prezzo del petrolio si trasferisce rapidamente sulle attività produttive senza che vi siano risposte pubbliche altrettanto tempestive. “Non è accettabile che imprese e lavoratori subiscano un impatto così diretto mentre gli interventi arrivano in ritardo e con strumenti limitati”, sottolinea Ligorio, che mette in guardia dal rischio di un progressivo svuotamento delle marinerie e di una perdita di vitalità economica per le comunità costiere.
La Flai Cgil Puglia evidenzia come il credito d’imposta rappresenti una misura emergenziale, incapace di garantire la continuità delle attività nel medio periodo. Per questo il sindacato chiede interventi più incisivi, a partire da una riduzione stabile dei costi del carburante, da maggiori risorse economiche e da strumenti di tutela per i lavoratori del settore.
Tra le richieste avanzate figura anche la convocazione di un confronto istituzionale con Regione e Governo, con l’obiettivo di definire un piano straordinario per il rilancio della pesca pugliese. Una strategia che, nelle intenzioni del sindacato, dovrebbe assicurare prospettive di sviluppo e stabilità occupazionale.
“Non bastano misure tampone”, conclude Ligorio. “Servono interventi immediati e duraturi per sostenere le marinerie e difendere il lavoro. Senza risposte concrete, la crisi rischia di avere conseguenze profonde su interi territori”.
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