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Il fatto

Referendum sulla giustizia, urne aperte anche in Puglia

Consultazione senza quorum sulla riforma costituzionale: coinvolti oltre 51 milioni di elettori. Si vota anche lunedì 23 marzo fino alle 15

Seggio elettorale - archivio

Seggio elettorale - archivio

BARI – Alle sette in punto urne aperte in tutta Italia per il referendum confermativo relativo alla riforma costituzionale che interviene sull’organizzazione della magistratura. 

I seggi resteranno aperti domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15.

La consultazione presenta una caratteristica specifica: non è previsto il quorum, pertanto il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti.

Si tratta di una differenza sostanziale rispetto ai referendum abrogativi, nei quali è necessario che alle urne si rechi almeno il 50% più uno degli aventi diritto affinché il voto sia valido. In questo caso, invece, sarà sufficiente la maggioranza dei voti espressi per determinare l’esito della consultazione.

A livello nazionale sono chiamati al voto circa 51,4 milioni di elettori, di cui 45,9 milioni residenti in Italia e circa 5,4 milioni all’estero. In Puglia i cittadini coinvolti sono 3.173.407, distribuiti su 4.032 sezioni elettorali.

L’esito della consultazione dipenderà anche da una differenza minima tra i voti favorevoli e quelli contrari. Sarà infatti sufficiente anche un solo voto in più per confermare o respingere la modifica di 7 articoli della Costituzione, nello specifico gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. Il referendum confermativo è previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

La scheda elettorale sottopone agli elettori un unico quesito, relativo alla conferma o al rigetto della legge costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025. Il testo riguarda norme sull’ordinamento giurisdizionale e sull’istituzione di una Corte disciplinare.

La riforma introduce una serie di modifiche all’assetto della magistratura. Tra i principali interventi è prevista la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, distinguendo quindi le funzioni dei giudici da quelle dei pubblici ministeri.

Un altro elemento centrale riguarda l’istituzione di 2 distinti Consigli superiori della magistratura, uno per ciascuna funzione. Entrambi gli organi sono presieduti dal Presidente della Repubblica e vedono la partecipazione, come membri di diritto, del primo presidente della Corte di Cassazione e del procuratore generale della stessa Corte, rispettivamente per le due componenti.

La composizione dei nuovi organi di autogoverno prevede che gli altri componenti siano selezionati tramite sorteggio. Un terzo dei membri sarà individuato da un elenco di professori e avvocati predisposto dal Parlamento in seduta comune, mentre i restanti due terzi saranno scelti tra i magistrati appartenenti alle rispettive funzioni.

È inoltre stabilito che i vicepresidenti dei due Consigli vengano eletti tra i componenti sorteggiati dall’elenco parlamentare. La durata dell’incarico è fissata in 4 anni, senza possibilità di partecipare a un nuovo sorteggio immediatamente successivo. Durante il mandato, i componenti non potranno essere iscritti ad albi professionali né ricoprire incarichi parlamentari o regionali.

La riforma prevede anche l’istituzione di una Alta Corte disciplinare e introduce modifiche ai meccanismi di autogoverno della magistratura, compresi nuovi criteri per la selezione dei componenti.

La consultazione rappresenta quindi un passaggio previsto dall’ordinamento costituzionale per la conferma delle leggi di revisione della Carta, affidando direttamente agli elettori la decisione finale.

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