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Il fatto

Amianto sulle navi della Marina: risarcimento da 285mila euro ai familiari di un sottufficiale

Sentenza definitiva del tribunale di Bari: riconosciuto vittima del dovere un meccanico navale morto per mesotelioma dopo anni di servizio anche nella base di Taranto

Un'aula di Tribunale

Un'aula di Tribunale

BARI - È diventata definitiva la decisione del tribunale che ha riconosciuto lo status di vittima del dovere a un sottufficiale della Marina Militare, esposto per anni all’amianto anche nella base di Taranto.

Il giudice ha stabilito un indennizzo complessivo di 285mila euro in favore dei familiari di Francesco Pantaleo, maresciallo e meccanico navale, deceduto nel 2024 a causa di un mesotelioma pleurico. La pronuncia è ormai definitiva, poiché il Ministero della Difesa non ha presentato appello.

Pantaleo, nato e morto a Bari, ha prestato servizio nelle unità navali della Marina per oltre 30 anni, dal 1977 al 2009, svolgendo attività anche presso la base di Taranto. Nel corso della sua carriera è stato esposto in maniera continuativa alle fibre di amianto presenti a bordo delle navi.

Secondo quanto accertato in sede giudiziaria, le condizioni di lavoro nelle sale macchine comportavano la dispersione nell’aria di polveri nocive, generate durante le operazioni di manutenzione, spesso in assenza di adeguati dispositivi di protezione. Un’esposizione prolungata e massiccia che ha portato, nel 2021, alla diagnosi della malattia.

La vicenda si è conclusa con il riconoscimento ufficiale del legame tra l’attività svolta e l’insorgenza del tumore, sancendo così il diritto dei familiari al risarcimento e confermando il quadro di rischio a cui erano sottoposti molti militari impiegati sulle navi in quegli anni.

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