TARANTO - Lavoratori esposti al freddo senza adeguati dispositivi di protezione e costretti a utilizzare indumenti personali durante il servizio. È la denuncia avanzata da Francesco Alessio Laneve, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di Kyma Mobilità e referente UGL Autoferrotranvieri, che punta il dito contro la gestione aziendale dei verificatori dei titoli di viaggio.
“Lavorare al freddo e sotto la pioggia con i propri giubbotti personali – afferma Laneve – mentre viene imposto l’uso di pettorine ad alta visibilità per dare l’impressione che la sicurezza sia garantita, è una situazione che definisce “paradossale e inaccettabile”.
Secondo quanto riportato, nonostante ripetute segnalazioni e diffide, l’azienda non avrebbe fornito ai verificatori i giubbotti termici e impermeabili certificati, necessari per operare all’aperto. La precedente dotazione risulterebbe scaduta da oltre 1 anno e il nuovo iter per l’acquisto sarebbe stato interrotto, lasciando il personale privo di dispositivi adeguati durante l’intera stagione invernale.
Laneve contesta anche le motivazioni fornite dalla direzione aziendale, che avrebbe ridimensionato il rischio legato alle condizioni climatiche. “Si citano le temperature medie di Taranto per negare un rischio reale – sostiene – nonostante chi lavora su più turni, anche per oltre 6 ore al giorno, sia esposto direttamente agli agenti atmosferici”. Un rischio che, secondo il rappresentante dei lavoratori, sarebbe già previsto nel Documento di Valutazione dei Rischi.
A suscitare ulteriori perplessità è stata la decisione di fornire ai verificatori pettorine ad alta visibilità. “Una scelta che appare come una vetrina per gli organi di controllo – aggiunge Laneve – perché sotto quei gilet i lavoratori continuano a operare al freddo con abiti propri”.
Il quadro, secondo la denuncia, sarebbe aggravato anche da una disparità interna. Gli stessi giubbotti termici, infatti, verrebbero regolarmente forniti agli ausiliari della sosta, impegnati in condizioni ambientali analoghe.
La vicenda ha portato all’attivazione degli organi di vigilanza. Il 14 febbraio Laneve ha richiesto l’intervento dello Spesal di Taranto e il 18 marzo gli ufficiali di polizia giudiziaria hanno effettuato un accesso ispettivo presso la sede aziendale, confrontandosi con i responsabili della sicurezza.
Nel corso dell’ispezione, i funzionari hanno verificato le modalità operative del personale, esaminato i capi attualmente in dotazione e acquisito il Documento di Valutazione dei Rischi. È stata inoltre richiesta, entro 24 ore, tutta la documentazione relativa alla consegna dei dispositivi di protezione, alle caratteristiche tecniche degli indumenti e alle procedure di gara per la fornitura.
“Non si può fare sicurezza solo di facciata – conclude Laneve –. La tutela della salute passa dai dispositivi adeguati, non da soluzioni apparenti”. Gli accertamenti dello Spesal sono in corso e dovranno chiarire eventuali responsabilità e irregolarità nella gestione della sicurezza aziendale.