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Il fatto
20 Marzo 2026 - 09:06
Acciaio
TARANTO – Il settore siderurgico italiano rallenta ancora, ma è Taranto a pagare il prezzo più alto della crisi. I dati sull’export del 2025 confermano una tendenza negativa ormai consolidata a livello nazionale, ma per il polo ionico il quadro appare particolarmente critico, con un crollo che segna un ulteriore arretramento nel panorama industriale del Paese.
Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi siderweb su dati Istat, nel 2025 le esportazioni italiane di acciaio hanno registrato una flessione del 5,7%, scendendo da 20,9 miliardi di euro nel 2024 a 19,7 miliardi. Una contrazione che riguarda sia i prezzi sia i volumi e che rappresenta la terza diminuzione consecutiva dopo la fase di crescita del biennio 2021-2022.
Ma il dato nazionale, già negativo, assume contorni ancora più pesanti se si osserva la situazione di Taranto. Il polo siderurgico, sede di Acciaierie d’Italia, continua a perdere terreno con numeri che evidenziano una crisi profonda e strutturale.
Nel 2025 l’export tarantino si è fermato a 42 milioni di euro, segnando una diminuzione del 40,3% rispetto al 2024, quando il valore era già precipitato a 70,4 milioni di euro. Un dato che segue un trend discendente iniziato negli anni precedenti, con 281 milioni nel 2023 e 362 milioni nel 2022.
Numeri che raccontano una caduta drastica nel giro di pochi anni e che hanno portato Taranto a restare fuori dalla Top 20 nazionale per il secondo anno consecutivo, segnando una perdita di centralità nel sistema siderurgico italiano.
A livello complessivo, le principali province italiane dell’acciaio hanno esportato nel 2025 per circa 16,3 miliardi di euro, in calo del 5,1% rispetto all’anno precedente. La leadership resta saldamente nelle mani dei distretti del Nord, con Brescia in testa con 1,9 miliardi di euro, seguita da Udine e Cremona.
In questo contesto, il divario tra Taranto e i principali poli produttivi si amplia ulteriormente. Mentre alcune aree riescono a contenere le perdite o addirittura a registrare lievi incrementi, il polo ionico continua a registrare un ridimensionamento significativo.
Il quadro che emerge è quello di una progressiva marginalizzazione del sito tarantino, che storicamente rappresentava uno dei principali centri siderurgici del Paese. Il confronto con altre realtà evidenzia come la crisi locale sia più marcata rispetto alla media nazionale, con una perdita di competitività evidente sui mercati esteri.
La frenata dell’export italiano è attribuita a una combinazione di fattori, tra cui la riduzione delle quotazioni e la diminuzione delle quantità vendute. Tuttavia, nel caso di Taranto, il crollo appare più accentuato, segno di criticità specifiche che incidono sulla capacità produttiva e commerciale del polo.
Il dato del 2025 conferma dunque una tendenza che non riguarda solo il breve periodo, ma si inserisce in un percorso di lungo corso. Un segnale che riporta al centro del dibattito il futuro industriale della città e il ruolo strategico dello stabilimento nel sistema produttivo nazionale.
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