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Sanità

Stop alle sanzioni tardive per le mancate disdette: via libera alla mozione sui 6 mesi

Il Consiglio regionale chiede di fissare a 6 mesi il limite per notificare le penali. Nel mirino i casi di richieste inviate dopo anni

Paolo Pagliaro

Paolo Pagliaro

BARI - Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia (Pagliaro, Basile, Caroli, De Leonardis, Ferri, Gatta, Perrini, Scatigna, Scianaro, Spina e Vietri) che interviene sul tema delle sanzioni legate alla mancata disdetta di visite ed esami sanitari, chiedendo una revisione delle regole attualmente in vigore.

Il provvedimento sollecita la modifica della delibera regionale 2268 del 2010, introducendo un limite temporale preciso: le Aziende sanitarie locali dovranno notificare eventuali penali entro 6 mesi. Oltre questo termine, secondo quanto richiesto, non sarà più possibile procedere con le sanzioni.

Alla base dell’iniziativa vi è il caso emerso nella Asl Lecce, dove sono state recapitate richieste di pagamento riferite a prenotazioni risalenti a diversi anni fa. Una situazione che, secondo i promotori, rende difficile per i cittadini dimostrare di aver effettuato la disdetta, spesso avvenuta senza rilascio di ricevuta.

Nel documento si evidenzia anche una carenza di informazione nei confronti degli utenti, in particolare sull’obbligo di annullare le prenotazioni entro 48 ore e sulla necessità di conservare il codice di cancellazione per un periodo limitato, indicato in 6 mesi.

La mozione invita quindi la Giunta regionale a intervenire per limitare i tempi di notifica, cancellare le sanzioni oltre tale soglia e promuovere campagne informative più chiare sulle corrette modalità di disdetta, con l’obiettivo di evitare penalizzazioni ritenute ingiustificate.

Nel corso del dibattito, l’assessore Donato Pentassuglia ha espresso parere favorevole, annunciando l’intenzione di procedere alla modifica della delibera. Tuttavia, ha precisato che sull’eventuale annullamento delle penali già emesse resta aperta una questione legata alle valutazioni della Corte dei Conti.

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