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Il caso
13 Marzo 2026 - 10:34
Giuseppe Mesto e Alessandro Galizia
BARI - La Puglia continua a registrare numeri preoccupanti sul fronte della mobilità sanitaria passiva, con molti cittadini costretti a spostarsi in altre regioni per ricevere cure e prestazioni sanitarie. Secondo i dati più recenti sui flussi sanitari interregionali, la regione si colloca al terzo posto in Italia per numero di pazienti che scelgono o sono costretti a rivolgersi a strutture fuori dal territorio regionale.
A richiamare l’attenzione su questa situazione è la UGL Salute Puglia, attraverso le dichiarazioni del segretario regionale Giuseppe Mesto e del dirigente regionale Alessandro Galizia, che parlano di un segnale di allarme che non può più essere ignorato.
Secondo il sindacato, il fenomeno riguarda centinaia di migliaia di cittadini pugliesi, che ogni anno varcano i confini regionali per poter accedere alle cure. Una situazione che, oltre a incidere sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, comporta anche pesanti conseguenze economiche e sociali per il territorio.
Giuseppe Mesto definisce il posizionamento della Puglia tra le regioni con il più alto tasso di mobilità sanitaria passiva una sconfitta per l’intero sistema sanitario regionale. Secondo il segretario della UGL Salute, i cosiddetti viaggi della speranza rappresentano un’esperienza difficile per chi affronta già una condizione di malattia.
A questa dimensione umana si aggiungono le difficoltà economiche. Le famiglie, infatti, sono spesso costrette a sostenere spese di viaggio e soggiorno per poter accompagnare i propri cari nelle strutture sanitarie situate in altre regioni. Costi che, in molti casi, diventano difficili da sostenere.
Il fenomeno produce inoltre effetti anche sui conti pubblici. Le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini pugliesi fuori regione devono infatti essere rimborsate dalla Regione Puglia, con un impatto significativo sulle risorse disponibili per il sistema sanitario locale.
Secondo Mesto questa situazione non è più accettabile e richiede interventi strutturali. Il diritto alla salute, sottolinea il sindacato, deve essere garantito direttamente nel territorio di residenza, attraverso un rafforzamento delle infrastrutture sanitarie e una riorganizzazione più efficace dei servizi territoriali.
Sulle cause del fenomeno interviene anche Alessandro Galizia, dirigente regionale della UGL Salute, che individua tra i fattori principali liste d’attesa troppo lunghe e una grave carenza di personale sanitario.
Medici, infermieri, operatori socio sanitari e tutti gli addetti del comparto sanitario, spiega Galizia, si trovano spesso a lavorare in condizioni di forte pressione, cercando comunque di garantire l’assistenza ai pazienti.
Il problema, secondo il sindacato, non riguarda la qualità dei professionisti presenti nel sistema sanitario pugliese, ma piuttosto la mancanza di una programmazione regionale capace di valorizzarne le competenze e di garantire organici adeguati nelle strutture sanitarie.
Per questo la UGL Salute ritiene indispensabile l’avvio di un piano straordinario di assunzioni, accompagnato da una reale valorizzazione del personale già in servizio. Solo attraverso il rafforzamento degli organici, sostiene il sindacato, sarà possibile ridurre le liste d’attesa e migliorare la qualità dell’assistenza.
Alla luce di questo scenario la UGL Salute Puglia ha rivolto un appello alla Giunta regionale e all’Assessorato alla Sanità, chiedendo l’apertura immediata di un confronto istituzionale.
Secondo il sindacato è necessario convocare un tavolo di discussione urgente per definire un piano operativo condiviso che consenta di ridurre i tempi di attesa, potenziare le strutture sanitarie regionali e garantire ai cittadini pugliesi un servizio sanitario pubblico più efficiente e più vicino ai bisogni del territorio.
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