Cerca

Cerca

Taranto

Ex Ilva, sindacati all’attacco sulla sicurezza: “Servono risorse e interventi immediati”

Confronto nello stabilimento di Taranto tra azienda, Ministero del Lavoro e organizzazioni sindacali. Al centro incidenti, manutenzioni, appalti e condizioni degli impianti. Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono scelte concrete e un piano con finanziamenti certi

Ex Ilva, sindacati all’attacco sulla sicurezza

Ex Ilva, sindacati all’attacco sulla sicurezza

TARANTO - La sicurezza degli impianti e le condizioni di lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto tornano al centro del confronto tra istituzioni, azienda e sindacati. Nella giornata di giovedì 12 marzo si è svolta nello stabilimento di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria una riunione dedicata ai temi della prevenzione e della tutela dei lavoratori. Al tavolo erano presenti il management aziendale, una delegazione del Ministero del Lavoro, rappresentanti dell’Ispettorato nazionale del lavoro e dell’Inail Puglia, insieme alle organizzazioni sindacali metalmeccaniche.

L’incontro era stato richiesto proprio dai sindacati dopo le criticità emerse negli ultimi mesi all’interno dello stabilimento e si inserisce nel percorso avviato dal confronto istituzionale del 5 marzo a Palazzo Chigi. Nel corso della riunione sono stati affrontati diversi nodi legati alla sicurezza degli impianti, alla gestione delle manutenzioni e alla situazione occupazionale, con particolare riferimento ai lavoratori coinvolti nella cassa integrazione.

Secondo quanto denunciato da Fim, Fiom, Uilm e Usb, la situazione dello stabilimento sarebbe aggravata dalla mancanza di risorse necessarie a garantire un’adeguata programmazione delle attività di manutenzione, sia ordinarie sia straordinarie. Le organizzazioni sindacali hanno inoltre segnalato che l’aumento della cassa integrazione tra il personale impegnato nelle manutenzioni avrebbe raggiunto percentuali comprese tra 50% e 60% della forza lavoro, con ricadute dirette sulla gestione della sicurezza degli impianti.

I rappresentanti dei lavoratori hanno richiamato l’attenzione anche sui due incidenti mortali avvenuti negli ultimi mesi, sostenendo che non possano essere considerati eventi casuali ma il risultato di una situazione che richiede interventi immediati. Per questo i sindacati hanno chiesto l’avvio di ispezioni congiunte sugli impianti, coinvolgendo i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, il Ministero del Lavoro e lo Spesal, con l’obiettivo di individuare le criticità presenti nello stabilimento e avviare interventi di prevenzione più incisivi.

Tra le richieste avanzate nel corso del confronto c’è anche la creazione di un comitato permanente sulla sicurezza, articolato nelle diverse aree produttive dello stabilimento e composto da direttori di area, responsabili della sicurezza, rappresentanti dei lavoratori e delegati sindacali. L’organismo dovrebbe occuparsi del monitoraggio costante delle condizioni operative e della programmazione degli interventi sugli impianti.

Le organizzazioni sindacali hanno inoltre chiesto un approfondimento sul tema del dumping contrattuale nelle aziende dell’appalto, ritenuto un elemento che incide direttamente sul sistema delle tutele, sulla formazione e sulla sorveglianza sanitaria dei lavoratori. Nel corso dell’incontro è stato sollecitato anche un monitoraggio aggiornato sulle attività di bonifica e rimozione dell’amianto presenti nel sito industriale.

Al termine della riunione il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto, Francesco Brigati, ha espresso una valutazione critica sull’esito del confronto. «Il ministro Urso aveva annunciato che oggi ci sarebbe stato presentato un piano per innalzare il livello di sicurezza del lavoro, ma non ci è stato detto di quali risorse economiche si disponga per realizzarlo», ha dichiarato. «Abbiamo ribadito la richiesta di costituire gruppi di lavoro e comitati di stabilimento area per area, una proposta avanzata da tempo dalle organizzazioni sindacali e oggi ripresa dall’azienda. Ma servono impegni concreti e verificabili».

Brigati ha ricordato anche l’impegno assunto dalla ministra del Lavoro Marina Calderone sul tema dei lavoratori in cassa integrazione nelle manutenzioni e sulla questione del dumping contrattuale negli appalti. «Abbiamo nuovamente presentato la denuncia della Fiom Cgil sul dumping contrattuale depositata nel 2021 e più volte sollecitata. Ci è stato assicurato un focus specifico su questo tema, che riguarda sicurezza, sorveglianza sanitaria e formazione dei lavoratori ed è collegato alla classificazione mediante codice Ateco che incide anche sulle tariffe assicurative Inail. È una nostra rivendicazione storica e rappresenta un passo avanti».

Il segretario della Fiom ha poi sottolineato la necessità di interventi immediati sulle infrastrutture dello stabilimento. «Ci sono oltre 60 chilometri di nastri trasportatori su cui i lavoratori svolgono attività di controllo e manutenzione. Abbiamo chiesto verifiche strutturali sui camminamenti, sulle altezze e sui piani di calpestio. L’azienda ha preso un impegno e alcune ispezioni sono già iniziate, ma serve un piano organico e strutturale».

Tra le questioni ritenute prioritarie dal sindacato c’è anche la riattivazione dell’impianto di granulazione, fermo dal 2014 dopo un’ordinanza del sindaco. «La granulazione è indispensabile per la sicurezza degli impianti siderurgici», ha spiegato Brigati. «Con gli altoforni in ripartenza si possono registrare livelli elevati di silicio e quindi produzione di ghisa non processabile. In assenza di questo impianto si possono generare emissioni diffuse e rischi di esplosioni in acciaieria».

Il dirigente sindacale ha ribadito che la questione decisiva riguarda la disponibilità delle risorse economiche necessarie a mettere in sicurezza lo stabilimento. «Lo abbiamo detto chiaramente al Ministero del Lavoro: senza investimenti non si garantisce la sicurezza degli impianti. È necessario sapere quali interventi si intendono realizzare e con quali tempi, condividendoli con le organizzazioni sindacali».

Il confronto dovrà proseguire nei prossimi giorni. Un nuovo incontro è stato fissato per il 24 marzo a Taranto, mentre la Fiom ha chiesto che l’intero percorso si concluda con un tavolo istituzionale al Ministero del Lavoro a Roma.

Nel dibattito è intervenuto anche Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom Cgil, che ha criticato la gestione complessiva della vertenza. «Oggi il ministro Urso ha riferito sull’ex Ilva in un’Aula del Senato completamente deserta, nonostante le morti nello stabilimento di Claudio Salamida e Loris Costantino. Non può essere questo il modo di affrontare una delle vertenze industriali più importanti del Paese e uno dei più grandi poli siderurgici d’Europa». Scarpa ha inoltre contestato gli annunci su possibili acquirenti dell’azienda. «Dopo Baku Steel, Flacks Group, ora torna il nome di Jindal. Non si può continuare con annunci e indiscrezioni. Il Governo deve assumersi fino in fondo la responsabilità di questa vertenza».

Secondo il dirigente della Fiom lo Stato dovrebbe intervenire direttamente per uscire dall’attuale fase di amministrazione straordinaria. «Serve una partecipazione pubblica che garantisca la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, la salvaguardia dell’occupazione e un vero percorso di decarbonizzazione».

Critica anche la posizione espressa dal segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, che ha parlato di una gestione incerta della crisi industriale. «La gestione dell’ex Ilva è ormai una pericolosa navigazione a vista che mette a rischio il futuro di migliaia di lavoratori e di intere comunità. Non accettiamo il balletto dei nomi e l’ennesimo annuncio del ministro Urso. Servono interventi urgenti e concreti, a partire dalla sicurezza».

Palombella ha messo in discussione anche il ritorno nel dibattito dell’offerta del gruppo Jindal. «Com’è possibile che una proposta bocciata dai commissari solo un anno fa diventi improvvisamente la soluzione per la decarbonizzazione? È l’ammissione del fallimento dei negoziati precedenti. Non accetteremo piani industriali che prevedano la chiusura anche parziale degli stabilimenti».

Il leader della Uilm ha indicato tra le priorità il rientro dei lavoratori impegnati nelle manutenzioni attualmente in cassa integrazione. «Per noi la sicurezza è il primo obiettivo e ci aspettiamo azioni immediate, a partire dal rientro al lavoro di tutti i manutentori. Serve chiarezza sul bando di gara e sulla prospettiva industriale».

In conclusione Palombella ha chiesto un confronto urgente con il Governo per chiarire il futuro della siderurgia italiana. «Il tempo delle parole è finito. Migliaia di famiglie hanno bisogno di rispetto e di risposte serie».

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori