Cerca

Cerca

I dati

Violenza giovanile, in Puglia segnali di crescita tra armi e reati: Bari tra le città osservate

Il rapporto di Save the Children analizza il fenomeno della violenza tra adolescenti in Italia. In Puglia aumentano segnalazioni per lesioni e porto d’armi, mentre a Bari emergono dati legati anche alla criminalità organizzata

Giovani - foto di Alessio Romenzi per Save the Children

Giovani - foto di Alessio Romenzi per Save the Children

BARI – I recenti episodi di violenza che coinvolgono adolescenti e giovani in diverse città italiane rappresentano il segnale di un fenomeno complesso che non può essere ridotto a una semplice emergenza di ordine pubblico. Dietro gli episodi di aggressioni, risse o uso di armi si nasconde spesso un disagio diffuso tra i ragazzi, legato a fragilità personali, contesti familiari difficili e vuoti educativi che non trovano risposte adeguate nel mondo adulto.

È questo il quadro che emerge dal rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS. L’indagine, presentata oggi, analizza l’evoluzione della violenza tra minori e giovani adulti attraverso il contributo di magistrati, operatori sociali, amministratori pubblici e ragazzi coinvolti in percorsi di reinserimento. Tra le città approfondite nello studio figurano Roma, Milano, Napoli, Bari e Terni.

Il rapporto evidenzia come negli ultimi anni siano cambiate intensità e modalità della violenza giovanile, sempre più immediata, visibile e amplificata anche attraverso i social media. Allo stesso tempo emerge un aumento della permanenza dei minori nel sistema di giustizia minorile, anche in seguito all’applicazione del cosiddetto Decreto Caivano, che ha ampliato i casi di custodia cautelare per i minorenni.

I dati della Puglia e il quadro di Bari

Particolare attenzione viene dedicata alla Puglia, dove negli ultimi dieci anni si registrano alcuni indicatori in crescita. Tra il 2014 e il 2024 è aumentato il numero di minori segnalati per lesioni personali, con un incremento di 0,49 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni, e per porto abusivo di armi, con un aumento di 0,31 ogni mille nella stessa fascia di età.

Il rapporto segnala inoltre che nella regione l’incidenza di minori segnalati per omicidio è pari a 0,02 ogni mille abitanti tra i 14 e i 17 anni, mentre quella relativa ai reati di associazione mafiosa raggiunge 0,08 ogni mille, uno dei valori più alti a livello nazionale.

Nel caso dei minorenni coinvolti in contesti di criminalità organizzata la probabilità di commettere più reati è 3,48 volte superiore rispetto ai coetanei che non hanno contatti con questi ambienti.

Il rapporto riporta anche alcune testimonianze raccolte durante la ricerca. Un procuratore sottolinea come l’età di affiliazione criminale stia scendendo rapidamente, con casi di coinvolgimento di ragazzi sempre più giovani.

Per quanto riguarda Bari, i dati del Servizio Analisi Criminale indicano che nel primo semestre del 2025 sono stati 3 i minori segnalati per associazione mafiosa, un elemento che secondo gli esperti potrebbe indicare una riattivazione delle dinamiche dei clan sul territorio.

Sempre nello stesso periodo nel capoluogo pugliese risultano 13 minori segnalati per porto abusivo di armi, un dato in linea con il 2024 quando i casi erano stati 27 e in crescita rispetto a dieci anni fa quando erano 8. Nello stesso arco temporale sono stati 45 i minori segnalati per lesioni personali, 18 per minaccia e 5 per estorsione.

Un fenomeno che cambia volto

L’analisi di Save the Children evidenzia come negli ultimi anni la violenza tra adolescenti sia diventata più visibile e spesso più armata, con un aumento dell’uso di coltelli, pistole o oggetti atti a offendere.

Dietro questa escalation, tuttavia, si nasconde una condizione opposta. Gli adolescenti risultano sempre più “disarmati” sul piano emotivo e relazionale, spesso spaventati da un contesto sociale percepito come instabile e violento.

Molti ragazzi intervistati raccontano esperienze di solitudine, fragilità psicologica, autolesionismo, tentativi di suicidio o dipendenze da sostanze, fenomeni che possono amplificare comportamenti aggressivi.

Il quadro nazionale

A livello nazionale il numero di minori segnalati o arrestati per alcuni reati violenti è cresciuto negli ultimi anni. Nel 2024 sono stati 3.968 i ragazzi tra i 14 e i 17 anni denunciati o arrestati per rapina, più del doppio rispetto al 2014.

Per il reato di lesioni personali i minorenni segnalati sono stati 4.653, contro i 1.921 di dieci anni prima. In aumento anche i casi di rissa, passati da 433 nel 2014 a 1.021 nel 2024, e di minaccia, che hanno raggiunto 1.880 casi nel 2024.

In parallelo si registra una maggiore diffusione delle armi tra i minori. Dal 2019 al 2024 i ragazzi segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere sono passati da 778 a 1.946, mentre nel primo semestre del 2025 sono già 1.096.

Molti adolescenti raccontano che portare un coltello o un’arma li fa sentire più sicuri, anche se spesso genera un clima di tensione e paura che può portare a un’escalation di violenza.

Il ruolo dei social e dei gruppi

Secondo la ricerca la violenza giovanile non riguarda più soltanto contesti di marginalità estrema. Oggi coinvolge anche ragazzi provenienti da famiglie socialmente integrate, senza distinzione tra ricchi e poveri o tra italiani e stranieri.

Le aggregazioni giovanili non hanno più la struttura rigida delle bande tradizionali ma sono spesso gruppi temporanei organizzati attraverso i social media, che si incontrano negli spazi della movida per affermare una presenza pubblica o, in alcuni casi, per compiere reati.

I social network diventano così strumenti per convocare gruppi, organizzare scontri e diffondere immagini delle aggressioni, amplificando la visibilità degli episodi.

Secondo i dati citati nel rapporto, il 13,4% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha assistito a scene di violenza filmate, mentre una percentuale più ridotta ammette di averle registrate direttamente con il proprio telefono.

Giovani e criminalità organizzata

Un altro fronte di preoccupazione riguarda il coinvolgimento dei minori nelle reti della criminalità organizzata. Nei primi sei mesi del 2025 in Italia sono stati 46 i minorenni denunciati o arrestati per associazione mafiosa, quasi la metà dei quali concentrati tra Catania e Napoli.

Il rapporto sottolinea come l’affiliazione criminale nasca spesso da povertà educativa e mancanza di opportunità, in contesti dove i ragazzi trovano nell’illegalità un senso di appartenenza e di riconoscimento sociale.

Il nodo educativo

Secondo Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children, la violenza giovanile non può essere affrontata solo con misure repressive. È necessario invece un cambio di prospettiva da parte del mondo adulto, che deve tornare ad ascoltare i giovani e a comprendere i loro bisogni.

Per prevenire il fenomeno servono politiche che rafforzino famiglia, scuola, servizi sociali e terzo settore, oltre a investimenti in educazione, spazi di aggregazione e percorsi di responsabilizzazione.

La direttrice delle relazioni istituzionali di Save the Children Giorgia D’Errico sottolinea che la violenza nasce spesso in vuoti educativi e sociali. Per questo la prevenzione deve puntare su opportunità concrete per i ragazzi, su contesti educativi inclusivi e su una forte alleanza tra istituzioni, comunità e famiglie.

Secondo gli esperti, solo un impegno condiviso tra scuola, servizi sociali, associazioni e istituzioni locali potrà ridurre il rischio che il disagio giovanile si trasformi in violenza, offrendo agli adolescenti alternative reali e percorsi di crescita.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori