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Lecce
11 Marzo 2026 - 11:53
LECCE – A distanza di oltre 25 anni dalla scomparsa di Roberta Martucci, tornano le ricerche lungo la costa salentina. Su disposizione della Procura della Repubblica di Lecce sono infatti in corso operazioni di scavo in località Tabarano, nel tratto della litoranea che collega le marine di Mancaversa e Torre Suda.
L’intervento riguarda un’area ben precisa dove gli investigatori stanno verificando la possibile presenza di resti umani riconducibili alla 28enne di Ugento, svanita nel nulla il 20 agosto 1999. Le operazioni si stanno concentrando sotto un cumulo di pietre indicato come potenziale punto di interesse per le indagini.
A riaccendere l’attenzione sul caso è stata la testimonianza di una donna che, circa 5 mesi fa, ha contattato la famiglia dopo aver appreso dai social della scomparsa di Roberta. La donna ha riferito di aver collegato quel luogo a un episodio avvenuto proprio alla fine dell’estate del 1999.
Secondo quanto raccontato, alla fine di agosto di quell’anno diversi bagnanti avrebbero avvertito un forte odore nauseabondo provenire da un cumulo di pietre lungo la costa, mentre si recavano al mare. Un dettaglio che, dopo tanti anni, ha spinto gli inquirenti a verificare con maggiore attenzione l’area indicata.
Sul posto sono presenti i carabinieri, impegnati nelle operazioni insieme alla ditta incaricata degli scavi. A seguire direttamente le attività anche il sostituto procuratore Alfredo Manca, mentre tra i presenti figura Lorella Martucci, sorella della giovane scomparsa.
La vicenda giudiziaria legata alla sparizione di Roberta Martucci ha attraversato numerose fasi nel corso degli anni. L’indagine è stata archiviata tre volte, l’ultima nel 2022, quando nel registro degli indagati era stato iscritto anche un uomo.
Già nell’ottobre scorso i familiari della giovane avevano inviato una richiesta formale alla Procura di Lecce per chiedere verifiche nell’area indicata dalla testimone. In quella fase, tuttavia, non erano state avviate attività investigative sul posto.
Per questo motivo la famiglia aveva deciso di muoversi autonomamente. Il 9 marzo scorso, con il supporto dell’associazione Penelope, impegnata nella ricerca delle persone scomparse, erano state avviate ricerche private con l’ausilio di un cane molecolare.
Le operazioni disposte ora dalla Procura rappresentano dunque un nuovo tentativo di fare luce su una delle scomparse più dolorose e irrisolte del Salento, nella speranza che gli accertamenti in corso possano finalmente fornire elementi utili a chiarire il destino della giovane di Ugento.
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