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Taranto
11 Marzo 2026 - 11:03
Le navi della Marina Militare a Taranto
TARANTO - Il futuro dell’Arsenale militare torna al centro del dibattito cittadino dopo le notizie relative a un possibile piano di rinnovamento che interesserebbe gli stabilimenti della Marina Militare di Taranto e Augusta. Un progetto che, secondo quanto emerso da indiscrezioni di stampa, prevederebbe la realizzazione di nuovi bacini galleggianti destinati alla manutenzione delle navi militari. Ma l’iniziativa ha già sollevato le prime preoccupazioni nel mondo del lavoro.
A intervenire è la Funzione Pubblica CGIL di Taranto, che attraverso una nota firmata dal segretario territoriale Pietro Avellino, dal segretario generale della FP Cosimo Sardelli e dal segretario generale della Camera del Lavoro di Taranto Giovanni D’Arcangelo esprime forti perplessità sulle modalità con cui il progetto sarebbe stato portato avanti.
Secondo le informazioni diffuse, il piano di rinnovamento riguarderebbe gli arsenali di Taranto e Augusta con uno stanziamento complessivo di 132 milioni di euro, di cui 61,4 milioni destinati allo stabilimento ionico e 57 milioni a quello siciliano. Le risorse servirebbero a realizzare nuovi bacini galleggianti utilizzabili per le attività di manutenzione delle navi italiane ma anche per eventuali soste di unità appartenenti a marine militari alleate o a soggetti civili.
Per il sindacato la questione non riguarda soltanto l’investimento in sé ma soprattutto il metodo con cui la notizia è arrivata al territorio. “In uno scenario internazionale instabile arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia di un fantomatico piano di rinnovamento degli Arsenali della Marina Militare di Taranto e Augusta”, affermano i rappresentanti della CGIL, sottolineando come su un investimento di tale portata non sarebbe stato avviato alcun confronto con le istituzioni locali e con il mondo del lavoro.
Il tema dell’occupazione rappresenta uno dei nodi principali sollevati dal sindacato. Negli ultimi anni l’Arsenale militare di Taranto ha registrato una progressiva riduzione del personale in servizio. Secondo i dati richiamati dalla CGIL, l’organico sarebbe passato da 1460 dipendenti di alcuni anni fa agli attuali 760 lavoratori.
Un dato che alimenta dubbi sulle ricadute occupazionali del nuovo progetto. “Di fronte a un Arsenale che continua ad avere un’emorragia di organico si decide di costruire un bacino in pieno Mar Piccolo senza ritenere necessario un confronto con il sindacato per le informazioni che riguarderebbero le ricadute occupazionali”, osserva Cosimo Sardelli.
Il timore, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, è che la realizzazione dei nuovi bacini possa non tradursi automaticamente in opportunità occupazionali per il personale già impiegato nello stabilimento. “Nessuna consultazione, nessun dialogo con le rappresentanze dei lavoratori con il dubbio più che legittimo che siano proprio gli attuali dipendenti dell’Arsenale di Taranto a rimanere esclusi dall’operazione”, aggiunge Pietro Avellino.
Il sindacato sottolinea inoltre la mancanza di informazioni dettagliate sul progetto. “Si tratta di lavori per bacini di migliaia di tonnellate di cui si sa pochissimo, a cominciare da come e quando saranno realizzati e chi ci lavorerà dentro”, prosegue Sardelli, ribadendo che “per noi il dialogo non è un ostacolo allo sviluppo, ma una condizione indispensabile”.
Oltre alle questioni occupazionali emergono anche altri interrogativi legati al contesto territoriale e ambientale. L’eventuale collocazione di un bacino galleggiante nel Mar Piccolo, area classificata come Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche, solleva ulteriori perplessità.
Il segretario generale della CGIL di Taranto Giovanni D’Arcangelo evidenzia che il progetto dovrebbe essere discusso apertamente con la comunità locale. “C’è la questione occupazionale, ma poi ci sono anche interrogativi non meno importanti”, afferma. “A cominciare dalla possibilità di collocare un bacino galleggiante in un’area SIN caratterizzata da condizioni ambientali fortemente compromesse, fino alla prospettiva di ospitare unità militari appartenenti a forze alleate”.
Secondo D’Arcangelo, la fase storica segnata dalle tensioni geopolitiche internazionali rende necessario un confronto pubblico su scelte che potrebbero avere implicazioni non soltanto industriali ma anche strategiche. “In questo momento storico particolare è un azzardo che crediamo debba trovare necessariamente un confronto con la comunità che ospita la Marina”, sottolinea il dirigente sindacale.
La CGIL chiede quindi l’apertura immediata di un tavolo istituzionale che coinvolga le rappresentanze politiche del territorio e gli enti locali. “Chiediamo un confronto istituzionale immediato”, affermano i rappresentanti sindacali, indicando la necessità di coinvolgere i parlamentari espressione del territorio Iaia, Maiorano, Turco e Viggiano, insieme al sindaco di Taranto e al presidente della Provincia.
Per il sindacato il tema riguarda il futuro stesso della città e del suo storico arsenale militare. “Vogliamo parlarne e restituire ai lavoratori e al territorio il ruolo che meritano nelle scelte che riguardano il futuro di tutti noi”, concludono i rappresentanti della CGIL.
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