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La denuncia

"La beffa per Taranto: raffineria sul territorio, ma prezzi più alti che a Bari"

Confartigianato mette in rilievo il paradosso: la città è uno dei principali poli energetici del Mezzogiorno ma senza vantaggi sui prezzi alla pompa. Paolillo: “Il territorio sostiene il peso dell’energia nazionale ma non ne riceve i benefici”

Distributore di Benzina

Distributore di Benzina

TARANTO – Nel pieno della nuova crescita dei prezzi dei carburanti, dal mondo delle imprese locali arriva una denuncia che riaccende il dibattito sul rapporto tra produzione energetica e benefici per i territori che la ospitano. A sollevare la questione è Confartigianato Imprese Taranto, che parla apertamente di un paradosso: in una città che ospita una delle principali raffinerie del Paese e importanti infrastrutture energetiche, cittadini e aziende pagano il carburante come altrove, in alcuni casi anche più caro rispetto ad altre città pugliesi come Bari.

L’allarme è stato lanciato dal segretario generale Fabio Paolillo, che sottolinea come il recente aumento dei prezzi alla pompa non sia soltanto un problema legato al rincaro dei carburanti, ma rappresenti anche un segnale delle fragilità strutturali del sistema energetico e delle sue ricadute sull’economia reale del territorio.

Secondo Confartigianato, infatti, il tema non riguarda esclusivamente l’andamento del mercato energetico ma investe un nodo più profondo legato alla distribuzione dei benefici economici nei territori che ospitano infrastrutture strategiche. Taranto rappresenta uno dei poli energetici più importanti del Mezzogiorno, con una raffineria di grandi dimensioni e strutture di stoccaggio e movimentazione dei prodotti petroliferi che hanno un ruolo rilevante nella filiera nazionale.

“Il punto non è soltanto l’aumento dei carburanti che sta colpendo imprese e cittadini”, spiega Paolillo. “Il vero tema è il paradosso che vive il nostro territorio: Taranto ospita una delle più grandi raffinerie del Paese e infrastrutture energetiche strategiche, ma chi vive e lavora qui paga il carburante esattamente come altrove, senza alcun vantaggio legato alla presenza di queste strutture”.

L’associazione di categoria segnala inoltre che nelle ultime ore sono state raccolte diverse segnalazioni di prezzi alla pompa particolarmente elevati proprio nell’area tarantina, con livelli che in alcuni casi risultano persino superiori a quelli registrati in altre zone della Puglia, Bari compresa. Una situazione che, secondo Confartigianato, rende necessario verificare con maggiore attenzione i meccanismi di formazione dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti.

Il confronto con altre realtà italiane, secondo l’associazione, evidenzia ulteriormente il problema. In alcune regioni del Paese, come la Basilicata, dove sono presenti attività di estrazione petrolifera, esistono infatti sistemi di royalties che nel tempo hanno garantito risorse economiche significative ai territori e alle comunità locali.

Questo dimostra che in Italia esiste già il principio secondo cui i territori che contribuiscono alla produzione energetica nazionale devono ricevere un riconoscimento economico”, osserva ancora Paolillo. “Taranto, pur rappresentando uno snodo strategico della filiera energetica del Paese, non beneficia di alcun meccanismo simile”.

Secondo Confartigianato, il risultato è un evidente squilibrio. La città contribuisce alla sicurezza energetica nazionale e convive con grandi infrastrutture industriali e con le conseguenze ambientali che queste comportano, ma non riceve alcuna forma di ritorno economico diretto. Un aspetto che appare ancora più paradossale se si considera che la presenza della raffineria e dei depositi logistici riduce teoricamente anche i costi di trasporto dei carburanti verso i distributori locali, elemento che tuttavia non sembra tradursi in prezzi più bassi alla pompa.

L’impatto dei rincari si riflette immediatamente sul tessuto produttivo locale. “Quando il prezzo del carburante aumenta gli effetti si propagano su tutta l’economia del territorio”, spiega Paolillo. “Artigianato, edilizia, manutenzioni, servizi, trasporto, logistica e distribuzione delle merci dipendono in larga parte dal trasporto su strada. Ogni aumento del gasolio significa costi più elevati per le imprese e una pressione crescente su tutta la filiera economica”.

Per l’associazione di categoria è quindi arrivato il momento di aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra territori e infrastrutture energetiche. Non si tratta, sottolinea Confartigianato, di alimentare polemiche ma di affrontare una questione di equità territoriale e di sviluppo.

“Se alcuni territori del Paese ricevono risorse legate alla produzione energetica, è legittimo chiedersi se anche le comunità che ospitano raffinerie, depositi e infrastrutture strategiche debbano avere forme di compensazione o di sostegno allo sviluppo locale”, conclude Paolillo. “Taranto non può continuare a sostenere il peso dell’energia nazionale senza partecipare ai benefici che questa genera. Un territorio che contribuisce alla sicurezza energetica del Paese deve essere riconosciuto anche nella distribuzione del valore prodotto”.

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