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Vigneti pugliesi in crescita, proroga per le domande di nuovi impianti

Il termine per richiedere autorizzazioni slitta al 17 aprile 2026. Coldiretti segnala l’aumento del valore fondiario ma avverte sui costi crescenti e sul rischio di instabilità del mercato del vino

Un vigneto

Un vigneto

BARI - Il settore vitivinicolo pugliese continua a mostrare segnali di vitalità, ma allo stesso tempo affronta una fase complessa tra aumento dei costi e incertezze sui mercati internazionali. In questo contesto arriva una novità per gli operatori del comparto: solo per il 2026 il termine per presentare le domande di autorizzazione ai nuovi impianti viticoli è stato prorogato al 17 aprile.

La finestra temporale per l’invio delle richieste è stabilita ogni anno tra il 15 febbraio e il 31 marzo, ma per l’annualità in corso il Ministero dell’Agricoltura ha disposto una proroga, come indicato nel decreto pubblicato sul sito istituzionale. A darne comunicazione è Coldiretti Puglia, che sottolinea come la decisione arrivi in una fase in cui cresce l’interesse per il Vigneto Puglia, sempre più considerato un investimento strategico.

Secondo i dati elaborati dal CREA, il valore fondiario dei vigneti nella regione è aumentato in media del 17% negli ultimi 10 anni, a partire dal 2014. In alcune aree collinari interne l’incremento ha raggiunto addirittura il 19%, confermando il crescente valore della terra agricola in un contesto economico segnato dall’inflazione e dalle tensioni geopolitiche.

Il ritorno della terra come bene rifugio, sottolinea Coldiretti, è legato anche alla situazione internazionale. Le crisi e i conflitti degli ultimi anni hanno riportato l’attenzione sulle campagne come luogo di stabilità economica e opportunità di lavoro, rafforzando la percezione dell’agricoltura come settore strategico per lo sviluppo dei territori.

Nonostante la crescente attrattività del comparto vitivinicolo, restano però diverse criticità che gravano sulle imprese. A evidenziarle è il presidente di Coldiretti Puglia Alfonso Cavallo, che richiama l’attenzione sul peso dei costi di produzione.

«Le aziende devono fare i conti con costi di produzione sempre più elevati, aggravati sia dagli effetti dei cambiamenti climatici, che impongono maggiori interventi per l’irrigazione e la difesa dei vigneti dagli eventi estremi, sia da uno scenario internazionale instabile che aumenta l’incertezza sui mercati. Tutto questo si traduce in un carico pesante per le imprese agricole» afferma Cavallo.

In questo quadro, il catasto vitivinicolo assume un ruolo centrale per comprendere l’evoluzione del settore. Secondo Coldiretti si tratta dello strumento più importante per avere un quadro reale della situazione produttiva.

«È l’unico sistema che consente di disporre di dati precisi su superfici, produzione e potenzialità del settore. Da questa base informativa bisogna ripartire per costruire una strategia di filiera capace di valorizzare la qualità del vino, mantenere rese per ettaro sostenibili e rafforzare il comparto» aggiunge Cavallo.

Le difficoltà del settore emergono anche dall’analisi del mercato. Il direttore regionale di Coldiretti Puglia Pietro Piccioni sottolinea come il comparto stia attraversando una fase delicata nonostante gli ottimi risultati qualitativi dell’ultima vendemmia.

«Il settore vitivinicolo sta attraversando una fase delicata nonostante la vendemmia 2025 sia stata di qualità eccellente» osserva Piccioni. Il problema principale riguarda le giacenze di vino, che hanno raggiunto livelli particolarmente elevati.

Secondo il direttore regionale dell’organizzazione agricola, la combinazione tra scorte elevate e riduzione dei consumi potrebbe creare squilibri sul mercato. «Una situazione che rischia di comprimere ulteriormente i prezzi e scoraggiare nuovi investimenti» spiega.

Per Coldiretti è quindi necessario intervenire con misure straordinarie e coordinate, in modo da evitare che una fase congiunturale complessa si trasformi in una crisi strutturale per il settore vitivinicolo.

In questa direzione va il recente via libera del Parlamento Europeo al nuovo pacchetto vino, che recepisce alcune delle richieste avanzate dalle organizzazioni agricole. Le nuove norme puntano a garantire maggiore trasparenza per i consumatori e a semplificare le procedure per le aziende.

Tra le principali novità figura un nuovo regime per le autorizzazioni viticole, che introduce tempi più lunghi e una gestione ritenuta più equilibrata sia dal punto di vista agronomico sia da quello commerciale. Il pacchetto prevede anche un’estensione dei tempi per i programmi di promozione del vino sui mercati internazionali.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla trasparenza delle etichette, soprattutto per quanto riguarda i vini dealcolati. Le nuove disposizioni chiariscono l’uso delle diciture “senza alcol” e “ridotto alcol”, con l’obiettivo di rendere più comprensibili le informazioni per i consumatori e più semplici le procedure per i produttori.

Un altro elemento previsto dal pacchetto europeo riguarda la possibilità per gli Stati membri di attivare misure di crisi uniformi, strumenti che potrebbero rivelarsi utili in momenti di forte instabilità del mercato.

Secondo Coldiretti, però, il cambiamento normativo dovrà essere accompagnato da risorse economiche adeguate per consentire alle aziende vitivinicole di affrontare la transizione.

Infine l’organizzazione agricola sottolinea la necessità di una forte semplificazione burocratica, soprattutto per le procedure legate alla promozione e all’export del vino. L’obiettivo indicato è la creazione di un unico ente pubblico di riferimento, capace di ridurre tempi amministrativi, costi e complessità per le imprese.

In una regione come la Puglia, dove il vino rappresenta una delle principali espressioni del Made in Italy agroalimentare, l’equilibrio tra crescita del settore e sostenibilità economica delle aziende diventa sempre più decisivo per il futuro delle campagne e delle comunità rurali.

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