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Il fatto

Caro carburante, siamo vicini ai 2 euro al litro. Il peso delle accise

Dall’inizio della guerra in Iran i prezzi alla pompa sono saliti sensibilmente. Sul costo finale pesano soprattutto le tasse che rappresentano oltre la metà del prezzo

Distributore di Benzina

Distributore di Benzina

BARI - I prezzi dei carburanti continuano a salire e negli ultimi giorni si registrano nuovi aumenti per benzina e gasolio. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese, dall’inizio della guerra in Iran il costo medio della benzina in modalità self service è cresciuto di 9,2 centesimi al litro, raggiungendo quota 1,76 euro.

Gli incrementi risultano ancora più marcati per il diesel, che nello stesso periodo ha registrato un aumento medio di 18,9 centesimi, arrivando a circa 1,91 euro al litro. I prezzi risultano ancora più elevati in autostrada, dove cresce il numero degli impianti che vendono gasolio in modalità servito oltre i 2 euro al litro.

Proprio l’andamento dei prezzi è ora sotto osservazione. Il Ministero ha infatti segnalato gli adeguamenti immediati e sensibili verso l’alto dei listini consigliati dalle principali compagnie petrolifere, sottolineando che tali aumenti, allo stato attuale, non sembrerebbero essere giustificati da una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato.

Il tema dei carburanti riporta al centro del dibattito anche il peso della fiscalità sul prezzo finale. L’Italia è infatti tra i Paesi dell’Eurozona con i costi alla pompa più elevati, situazione dovuta in larga parte alla presenza delle accise sui carburanti, alle quali si aggiunge l’Iva al 22%.

Le accise sono imposte applicate alla produzione e alla vendita di determinati beni di consumo. Nel caso dei carburanti riguardano benzina, gasolio, Gpl e metano e nel corso della storia sono state introdotte per finanziare esigenze straordinarie dello Stato. Nel tempo queste imposte sono state utilizzate per coprire spese legate a emergenze come terremoti, conflitti, crisi migratorie o missioni internazionali di pace.

Tra gli esempi più noti c’è anche l’accisa introdotta per sostenere le spese della guerra d’Etiopia del 1935-1936, che rappresenta la prima di questo tipo adottata in Italia e che, dal punto di vista tecnico, risulta ancora attiva. Con il nuovo scenario internazionale e il conflitto in Iran si torna inoltre a discutere del possibile ritorno del sistema delle accise mobili, cioè un meccanismo che prevede variazioni della tassazione in base all’andamento dei prezzi energetici.

Secondo le stime diffuse da Assoutenti, oggi la componente fiscale pesa in maniera rilevante sul costo finale dei carburanti. Le tasse complessive, tra accise e Iva, rappresentano il 61,1% del prezzo della benzina e il 57,2% di quello del gasolio.

I dati economici confermano il forte impatto di questa fiscalità. Nel 2023, ultimo anno per cui sono disponibili i dati definitivi, la spesa complessiva degli italiani per i carburanti ha raggiunto 70,9 miliardi di euro, di cui 38,1 miliardi sono confluiti nelle casse dello Stato sotto forma di imposte.

Proprio il peso delle tasse contribuisce a collocare l’Italia tra i Paesi europei con i prezzi più elevati alla pompa. Secondo le rilevazioni aggiornate a maggio 2025, il nostro Paese si posiziona al 6° posto nell’Unione Europea per il prezzo del gasolio e al 7° posto per quello della benzina.

La situazione cambia però se si considerano i prezzi depurati dalla componente fiscale. In questo caso l’Italia scende al 17° posto in Europa per il costo della benzina e al 22° posto per il diesel, segno che gran parte del divario con gli altri Paesi europei è legato proprio al livello della tassazione applicata ai carburanti.

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