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L'8 marzo

Taranto ultima in Italia per occupazione femminile. Dati drammatici

Per Confartigianato nella provincia ionica lavora solo il 24,6% delle donne tra 20 e 64 anni. Silvia Alfino: «Così si spreca metà del capitale umano del territorio»

Taranto ultima in Italia per occupazione femminile: allarme di Confartigianato

Taranto ultima in Italia per occupazione femminile: allarme di Confartigianato

TARANTO - Il lavoro femminile continua a rappresentare una delle principali fragilità economiche e sociali della provincia ionica. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi nazionale di Confartigianato, Taranto si colloca all’ultimo posto tra le 107 province italiane per tasso di occupazione femminile, un dato che assume un significato ancora più forte proprio nella giornata dell’8 marzo.

I numeri mettono in evidenza un divario significativo rispetto al resto del Paese. In Italia il tasso di occupazione femminile nella fascia tra 20 e 64 anni ha raggiunto il 57,4%, il livello più alto degli ultimi 20 anni. In Puglia il dato scende al 40,5%, mentre nella provincia di Taranto si ferma al 24,6%, evidenziando una distanza molto ampia sia rispetto alla media regionale sia a quella nazionale.

Il confronto con le altre province pugliesi rende ancora più evidente la situazione. A Bari l’occupazione femminile raggiunge il 49,2%, a Lecce il 43,6%, a Brindisi il 42,9%, mentre Foggia si attesta al 38,7%. La provincia di Barletta-Andria-Trani registra invece il 29,2%. Taranto resta quindi nettamente al di sotto di tutte le altre realtà regionali, con uno scarto di quasi 25 punti percentuali rispetto alla media italiana.

A rendere ancora più complesso il quadro è l’andamento degli ultimi anni. Tra il 2021 e il 2024 la provincia ionica è tra le poche in Italia in cui l’occupazione femminile è diminuita, con una riduzione di 6,8 punti percentuali. Un segnale che evidenzia difficoltà strutturali nel mercato del lavoro locale.

Particolarmente marcato risulta anche il divario occupazionale tra uomini e donne. A Taranto il gap raggiunge 39,2 punti percentuali, un valore che supera di oltre il doppio la media nazionale e che fotografa una situazione di forte squilibrio nell’accesso al lavoro.

Nonostante questo scenario, la presenza femminile nell’economia locale resta significativa. Nel territorio provinciale si contano 12.691 imprese guidate da donne, pari al 24,6% del totale delle aziende. Una quota che supera la media nazionale e dimostra la presenza di un potenziale imprenditoriale rilevante.

Nel comparto artigiano le imprese femminili sono 1.344, ma rappresentano solo il 10,6% del totale delle aziende guidate da donne, segno che l’imprenditorialità femminile fatica ancora a trasformarsi in crescita economica diffusa e occupazione stabile.

Secondo Silvia Alfino, coordinatrice provinciale del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Taranto, i dati raccontano una realtà che non può più essere ignorata. «Essere ultimi in Italia per occupazione femminile significa sprecare metà del capitale umano del territorio», sottolinea, evidenziando come il problema non sia soltanto sociale ma rappresenti anche un limite concreto allo sviluppo economico.

Alfino ricorda che l’assenza o l’uscita delle donne dal mercato del lavoro produce effetti sull’intero sistema produttivo. «Quando le donne non lavorano o sono costrette a lasciare l’attività professionale, si impoverisce l’intero tessuto economico e sociale. Il lavoro femminile non è solo una questione di genere, ma una leva fondamentale di crescita, innovazione e competitività per le imprese».

Per questo motivo Confartigianato Taranto e il Movimento Donne Impresa annunciano l’intenzione di continuare a svolgere un ruolo attivo di proposta e confronto con le istituzioni affinché il lavoro femminile diventi una priorità nelle politiche di sviluppo del territorio.

Tra le azioni ritenute necessarie vengono indicati servizi per l’infanzia, sostegno all’imprenditoria femminile, accesso al credito, formazione e strumenti che permettano alle donne di entrare e restare nel mercato del lavoro.

Il messaggio che arriva dal mondo associativo è chiaro. L’8 marzo, sottolinea Alfino, non può ridursi a una ricorrenza simbolica. Senza il contributo delle donne nel lavoro e nell’impresa, conclude, non può esserci una vera prospettiva di crescita per il territorio.

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