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Il fatto
08 Marzo 2026 - 06:51
Un'aula scolastica
BARI - Un monitoraggio urgente sugli impianti di climatizzazione e ventilazione negli edifici scolastici italiani, con particolare attenzione agli istituti del Mezzogiorno. È la richiesta avanzata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che ha rivolto un appello istituzionale al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara affinché venga avviata una verifica preventiva in vista delle prossime stagioni calde.
Secondo il Coordinamento, la necessità di un controllo sistematico nasce anche dalle più recenti analisi scientifiche sul clima, che indicano la possibilità di stagioni primaverili e estive caratterizzate da temperature particolarmente elevate già a partire dalla tarda primavera. Il bacino del Mediterraneo, spiegano i docenti, è considerato da numerosi studi uno degli hotspot globali del cambiamento climatico, ovvero tra le aree del pianeta dove gli effetti del riscaldamento globale si manifestano con maggiore intensità.
Le ricerche citate dal Coordinamento segnalano che l’area mediterranea si starebbe riscaldando circa il 20 per cento più velocemente rispetto alla media globale, con conseguenze evidenti sull’aumento delle ondate di calore, sulla diminuzione delle precipitazioni e su una maggiore instabilità atmosferica. In questo contesto, osservano i docenti, non sono più rari i passaggi improvvisi da condizioni invernali a fasi di caldo intenso, accompagnati da temporali violenti, grandinate e piogge torrenziali.
Secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, queste dinamiche climatiche hanno ricadute dirette sugli ambienti scolastici. Molti edifici, soprattutto nelle regioni meridionali, non sarebbero stati progettati per affrontare periodi prolungati di alte temperature. Il tema riguarda anche la sicurezza nei luoghi di lavoro, richiamata dal Decreto legislativo 81 del 2008, che pur non fissando soglie termiche precise impone comunque ai datori di lavoro la valutazione di tutti i rischi, compresi quelli legati al microclima.
Il Coordinamento sottolinea come l’esposizione prolungata a temperature elevate negli ambienti chiusi possa provocare disidratazione, stress termico e riduzione della capacità di concentrazione, con effetti sulla salute e sulla qualità dell’apprendimento. La questione, evidenziano i docenti, riguarda quindi non soltanto il comfort degli ambienti scolastici, ma anche la tutela della salute, del diritto allo studio e della sicurezza sul lavoro.
Nel documento viene inoltre evidenziato l’aspetto economico della prevenzione. Secondo il Coordinamento, interventi programmati di manutenzione e adeguamento climatico degli edifici risulterebbero più sostenibili rispetto alla gestione delle emergenze causate dalle ondate di calore, che possono comportare sospensioni delle lezioni, chiusure temporanee delle scuole e interventi straordinari con costi indiretti più elevati.
Alla luce di queste considerazioni, il Coordinamento propone al Ministero dell’Istruzione l’avvio di un programma nazionale di verifica preventiva degli impianti di climatizzazione e delle condizioni microclimatiche delle scuole, con priorità alle regioni del Sud e alle aree urbane più esposte alle alte temperature. L’iniziativa, secondo i docenti, dovrebbe essere accompagnata anche dalla creazione di un fondo dedicato all’adattamento climatico degli edifici scolastici, integrato con risorse legate alla transizione energetica e ai programmi europei per la resilienza delle infrastrutture pubbliche.
«Preparare oggi le scuole alle temperature estreme di domani significa tutelare la salute degli studenti e dei lavoratori della conoscenza e garantire in modo concreto i diritti riconosciuti dall’ordinamento», afferma Romano Pesavento, presidente nazionale del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani.
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