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I dati
04 Marzo 2026 - 11:03
Esami clinici - archivio
BARI - Nel 2023 la Puglia ha registrato un saldo fortemente negativo nella mobilità sanitaria interregionale, con un disavanzo pari a 253,2 milioni di euro, in aumento di 23 milioni rispetto al 2022. È quanto emerge da un report indipendente realizzato dalla Fondazione Gimbein occasione dell’apertura dell’anno che celebra il trentennale di attività dell’ente.
L’analisi prende in esame il fenomeno della migrazione sanitaria tra le regioni italiane, valutando la differenza tra le risorse ricevute per curare pazienti provenienti da altre regioni e quelle che le amministrazioni regionali devono invece versare per i propri cittadini che scelgono di farsi curare altrove.
Nel dettaglio, il saldo complessivo della Puglia nel 2023 è negativo per 253,2 milioni di euro, risultato della differenza tra 123.347.695 euro di crediti e 376.593.382 euro di debiti.
I crediti rappresentano il valore delle prestazioni sanitarie erogate a cittadini provenienti da altre regioni, per le quali la Puglia riceve un rimborso. In questa voce la regione si colloca al 9° posto a livello nazionale.
Ben più consistente è invece il valore delle prestazioni sanitarie ricevute dai pugliesi in altre regioni. In questo caso la Puglia figura al 4° posto nella classifica dei debiti, cioè tra le regioni che spendono di più per la mobilità sanitaria passiva.
Secondo il report, il fenomeno coinvolge in modo particolare alcune aree del Paese. Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sardegna e Sicilia insieme rappresentano il 78,2 per cento del saldo passivo complessivo nazionale.
L’analisi della Fondazione Gimbe prende in considerazione anche il ruolo delle strutture private accreditate nella mobilità sanitaria. Il volume di ricoveri e prestazioni erogati da queste strutture viene infatti considerato un indicatore della capacità attrattiva del sistema sanitario regionale.
In questo ambito la Puglia presenta un dato particolarmente elevato. Le strutture private erogano il 68,9 per cento del valore complessivo della mobilità sanitaria attiva regionale, una quota nettamente superiore alla media nazionale del 54,5 per cento.
Con questo dato la regione si colloca al 3° posto in Italia per peso delle strutture private nell’erogazione delle prestazioni sanitarie rivolte a pazienti provenienti da altre regioni.
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