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Il caso
23 Febbraio 2026 - 11:19
Noemi Durini - foto di Giustizia Per Noemi Durini
LECCE - “Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita”. Con queste parole Imma Rizzo, madre di Noemi Durini, la ragazza di 16 anni uccisa nel Salento nel settembre 2017 dal fidanzato, ha annunciato il deposito in Cassazione di una proposta di legge di iniziativa popolare per negare permessi premio ai responsabili di delitti come i femminicidi.
La donna torna a parlare pubblicamente dopo che Lucio Marzo, condannato in via definitiva a 18 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio della giovane, ha ottenuto nel tempo diversi permessi premio. Secondo quanto riferito da Rizzo, tali benefici sarebbero stati concessi a distanza di soli 3 anni dal delitto e a 1 anno dalla sentenza definitiva.
“Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa, aveva tutta la vita davanti e il suo assassino respira già aria di libertà, quella libertà che lei non potrà più avere”, dichiara la madre. “A chi si macchia di reati così efferati non devono essere concessi benefici di pena”.
Nel ricostruire i fatti, Rizzo sottolinea che nel 2023, durante uno dei permessi, Marzo sarebbe stato fermato alla guida in stato di ebbrezza. La donna parla inoltre di ulteriori permessi concessi anche dopo un rientro risultato positivo ai cannabinoidi o per motivazioni che definisce incomprensibili, come la partecipazione a partite del Cagliari, la frequentazione di una ragazza o l’uscita per recarsi alle urne nonostante l’interdizione dai pubblici uffici.
“Una situazione inaccettabile in un Paese civile come l’Italia”, afferma Rizzo, ribadendo la necessità di una riforma che escluda automaticamente i benefici per chi si rende responsabile di crimini di tale gravità.
A sostenere l’iniziativa è l’avvocato Valentina Presicce, che ha accompagnato il deposito della proposta di legge. “Oggi Noemi sarà con noi”, dichiara la legale. “Insieme al progetto di legge abbiamo depositato anche una sua immagine. È una promessa che le abbiamo fatto e che abbiamo mantenuto. Aiutateci a portare avanti l’urlo di giustizia di Noemi e di tutte le vittime per restituire loro la dignità che meritano”.
L’iniziativa mira ora a raccogliere il consenso necessario per trasformare la proposta in un disegno di legge da sottoporre al Parlamento, con l’obiettivo di intervenire sul regime dei benefici penitenziari per i condannati per femminicidio e reati analoghi.
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