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Il fatto
29 Gennaio 2026 - 08:28
Blitz in Italia e all’estero contro le tv pirata
TRANI - C’è anche la Puglia, con Trani e Brindisi, tra i territori coinvolti nella vasta operazione contro il fenomeno del cosiddetto “pezzotto”, gli abbonamenti illegali alle piattaforme televisive a pagamento. L’indagine, denominata Switch Off, è stata coordinata dalla Procura distrettuale di Catania e condotta dalla Polizia di Stato.
L’azione investigativa ha portato allo smantellamento di una struttura criminale transnazionale specializzata nella pirateria audiovisiva. Il bilancio dell’operazione conta 31 persone indagate, di cui 29 persone fisiche e 2 società, mentre oltre 100.000 utenti che usufruivano dei servizi illegali si sono improvvisamente ritrovati con lo schermo oscurato.
L’intervento ha impegnato più di 100 agenti della Polizia Postale, che hanno eseguito perquisizioni in 11 città italiane. Oltre a Trani e Brindisi, i controlli hanno interessato Lanciano, Catania, Messina, Palermo, Altofonte, Napoli, Castellammare di Stabia, Brusciano e Cardito, delineando un’operazione su scala nazionale.
Le indagini hanno consentito di ricostruire l’organigramma del sodalizio criminale attraverso un’articolata attività di analisi forense sui dispositivi sequestrati, il monitoraggio delle reti informatiche e dei sistemi di messaggistica. Nel corso del blitz sono stati sequestrati 3 noti portali illegali, iptvItalia, DarkTv e migliorIptv, insieme ai pannelli web utilizzati per la gestione degli abbonamenti e ai gruppi Telegram impiegati per la commercializzazione dei servizi illeciti.
Gli investigatori hanno individuato in Romania la centrale denominata proEuropaTV, che distribuiva illegalmente i contenuti tramite 6 server collocati tra l’Est Europa e un Paese africano. A Napoli, invece, è stata scoperta una sim-farm composta da oltre 200 schede telefoniche e decine di carte di credito, strumenti utilizzati per sostenere le attività di cybercrime.
Secondo le stime, i proventi illeciti generati dal sistema oscillavano tra 8 e 10 milioni di euro al mese. Il denaro veniva successivamente riciclato attraverso investimenti in criptovalute e società fittizie. Le ipotesi di reato contestate comprendono associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, frode informatica e riciclaggio.
L’operazione ha visto anche una stretta cooperazione internazionale, con il coinvolgimento delle forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Kosovo, Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi, a conferma della dimensione globale del fenomeno e della risposta coordinata messa in campo dalle autorità.
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