BARI - Un sequestro preventivo d’urgenza finalizzato alla confisca è stato eseguito nella mattinata odierna dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, in attuazione di un decreto emesso dal Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica.
Il provvedimento riguarda, in primo luogo, il profitto del reato di riciclaggio, per un importo di circa 70.000 euro, contestato a 2 indagati. È stato inoltre disposto il sequestro per sproporzione di un articolato patrimonio riconducibile a uno degli indagati e ai componenti del suo nucleo familiare, per un valore complessivo stimato in circa 800.000 euro. Il compendio patrimoniale comprende 4 unità immobiliari, 3 terreni, 5 compendi aziendali, quote societarie, rapporti bancari e polizze assicurative.
L’azione trae origine da approfondite indagini economico-patrimoniali condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, sviluppate a partire dalla ricostruzione dei flussi di denaro generati da un sistema di frode ai bonus edilizi, basato sulla creazione e monetizzazione di crediti d’imposta fittizi. Tale meccanismo era stato ricondotto ad un professionista, già coinvolto in un altro procedimento penale conclusosi nell’aprile 2023 con una sentenza di patteggiamento.
Nel corso degli accertamenti, l’attenzione investigativa si è concentrata sull’operatività di un barese, che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe ostacolato l’identificazione della provenienza illecita delle somme, trasferendo fondi all’estero attraverso società di diritto britannico e tedesco a lui riconducibili. Dopo una serie di operazioni finanziarie che hanno coinvolto più Paesi, tra cui Regno Unito, Germania e Botswana, il denaro sarebbe stato fatto rientrare in Italia mediante accrediti sui conti personali dell’indagato, per un importo pari a 70.000 euro.
Parte di queste risorse, sempre secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata per l’acquisto di un immobile, formalmente intestato alla moglie, anch’essa indagata, con una fittizia attribuzione della proprietà.
Le attività della Guardia di finanza hanno riguardato l’analisi di compravendite immobiliari, contratti di locazione, costituzioni societarie, cessioni di quote e movimentazioni finanziarie, ritenute funzionali a dissimulare operazioni di riciclaggio e reinvestimento di capitali illeciti. Dagli accertamenti è emerso come la capacità reddituale lecita dell’indagato e dei familiari non risultasse compatibile con l’incremento patrimoniale registrato, avvenuto in stretta correlazione temporale con i fatti oggetto di indagine.
Il risultato conseguito, sottolineano gli inquirenti, è frutto della cooperazione istituzionale tra Autorità giudiziaria e Guardia di finanza e rappresenta un’ulteriore conferma dell’efficacia delle strategie di contrasto alla criminalità economico-finanziaria, fondate non solo sulla repressione dei reati, ma anche su indagini patrimoniali mirate volte a individuare e aggredire beni accumulati in modo illecito e sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
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