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L'analisi

Emergenza sicurezza, economia e disagio sociale: un sistema sotto pressione

Tra crisi occupazionale, pressione fiscale e ruolo delle istituzioni, una riflessione sulle radici profonde dell’insicurezza e del disagio sociale in Puglia

Un rapinatore - archivio

Un rapinatore - archivio

BARI - La questione sicurezza è sempre all’ordine del giorno. In Puglia sembra che le cose peggiorino e se ne parla con sempre maggiore insistenza.

L’economia non assorbe abbastanza occupati e quindi alcuni scappano via altri si danno alla delinquenza; l’eredità avuta da Decaro è molto pesante. Non si può negare che gli immigrati abbiano contribuito grandemente alla crescita del fenomeno ma si impone la domanda: che si fa? I sindaci fanno appello alle forze dell’ordine; quelle che rispondono alle burocrazie romane. Ma sanno che il fenomeno è strettamente dipeso dalla situazione economica generale e da quella specifica delle persone coinvolte. Quindi tutti i livelli istituzionali sono chiamati a fare la loro parte. Né si può pretendere di addossare a poliziotti e carabinieri l’intero onere dell’ordine pubblico (anche se così è, e così non può non essere) chiedendo nuovi agenti da assumere.

a) Assumere nuovi agenti significa aumentare il numero dei percettori di tasse e quindi aumentare le tasse e i doveri della parte dell’economia creatrice di ricchezza che può dare lavoro. Cento persone che costano tre mila euro al mese l’uno, aggravano i conti pubblici di quasi quattro milioni l’anno! e non solo per un anno ma per sempre!! ipotecando il futuro dei bilanci pubblici per sempre. Quindi quella assunzione non è solo un aumento di costo ma anche e maggiormente un aumento di debito. Morale: non è possibile assumere ma serve migliorare la efficienza degli addetti attuali; assolutamente!

b) Poi c’è la questione lavoro che non c’è! se non c’è sbocco per disoccupati e futuro per malavitosi recuperabili la partita è persa in partenza; se la massima parte del reddito creato dai cittadini viene devoluto nelle più varie forme alle Istituzioni è ovvio che lavorare onestamente non è un modello vincente (semplicemente perché non è premiato) specie se la televisione e, più in generale, i media portano nelle nostre case esempi di arricchimenti rapidi e spettacolari ottenuti in modo “creativo” se non border line.

c) Se iniziare un lavoro autonomo è impossibile se non hai molti soldi da investire e senza molta pazienza con le esigenze della burocrazia … se è vero e visibile tutto questo è vero che il sistema spinge fuori dall’economia un numero enorme di persone.

d) Tutto ciò comporta che l’unico modo di essere liberi di lavorare per quelli che non trovano un padrone che si faccia carico delle persone disoccupate, sta nel delinquere o nel lavorare in nero. Ovviamente mentre delinquere è cosa da perseguire e basta, questo lavorare in nero non è una cosa riprovevole e può essere un parcheggio! Infatti lavorare non può essere mai un reato o comunque qualcosa da punire, ma è riprovevole solo non pagare le relative tasse; tasse che però vengono pagate dal datore di lavoro sulla cui testa ricadono tutti gli obblighi mentre su quella del lavoratore nessuno.

Quindi siamo dentro un ginepraio inestricabile dal quale nessuno è mai uscito e che è ulteriormente aggravato dalla esistenza del “cuneo fiscale” una micidiale tassa che, nei fatti concreti, viene pagata dal datore di lavoro e che rende ulteriormente proibitivo assumere.

L’unico esito possibile di questo malfunzionamento del sistema è lo sviluppo della malavita che cresce in diretta connessione alla retrocessione della economia: mano mano che la porzione sana dell’economia retrocede la malavita avanza con le sue regole fino a controllare il territorio. Se la situazione economica non migliora quella infezione sociale e morale che si chiama malavita cresce e si sposta in altre aree più ricche.

Quindi lo sviluppo economico è un dovere assoluto per ogni amministrazione. Dovere assoluto non solo per gli organi nazionali ma anche per quelli periferici: mai si deve attribuire alle forze dell’ordine nazionali l’intera responsabilità di questo disastro.

Al contrario assistiamo che mentre la Costituzione prevede che il finanziamento delle Istituzioni vada realizzato attraverso le tasse da calcolare sull’ammontare del reddito, nella realtà si spremono danari dalla vendita della energia, dell’acqua, del gas, nella erogazione dei servizi pubblici, nella occupazione di spazi ritenuti di pertinenza del comune anche se detti pubblici, nella locazione di immobili detenuti dalle istituzioni, dalle concessioni estrattive di petrolio e di acque, dalle concessioni sull’etere, dalle patrimoniali, … e potremmo continuare molto a lungo in questo elenco di violazioni della Costituzione evidenti e reiterati. Cioè si tolgono danari dalla circolazione per destinarli al finanziamento dello stato (o addirittura attraverso le banche della finanza internazionale) mandandoli cioè altrove!

La gente non fa questi ragionamenti ma percepisce che questa pressione fiscale non è “giusta”, che non è “giusto” che un percettore di tasse impedisca ad un cittadino di lavorare o ne regoli l’attività fino al parossismo, non è “giusto” che un lavoratore dipendente abbia dei “diritti” mentre un altro autonomo che svolge la stessa mansione nello stesso luogo e nello stesso momento non ne ha alcuno ma è bersagliato da doveri i più varii e anche dai doveri altrui di cui diviene “sostituto”.

In questo contesto delinquere diviene una specie di vendetta o quasi aderire ad un “giusto” più giusto di quello ufficiale; conosco persone di alto livello che gettano i talloncini fiscali per strada apposta per dispetto verso il ceto impiegatizio percettore di tasse. Il lavoro specie quello autonomo (l’autoimpiego) deve essere liberato subito perché siamo seduti su di una bomba ad orologeria.

L’ultima delle cose da sottovalutare è questo rischio di contrapposizione e di lotta tra parti della stessa società ed economia. Il fenomeno della delinquenza ha questo pregio: impone all’attenzione di tutti la necessità assoluta di evitare ad ogni costo che cresca questo clima di odio che non serve a nessuno!

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