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Il caso
21 Gennaio 2026 - 09:19
Un peschereccio - archivio
BARI - Entra nella fase decisiva il ricorso presentato dal Governo italiano contro il regolamento europeo che impone sistemi di controllo elettronico e videosorveglianza a bordo dei pescherecci. A fare il punto è Unci AgroAlimentare, che segue da vicino l’iter del procedimento avviato davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
A esprimere una posizione netta è il presidente nazionale Gennaro Scognamiglio, che conferma la ferma opposizione dell’associazione al provvedimento comunitario. Secondo l’Unci AgroAlimentare, l’obbligo di installare sistemi di tracciamento e telecamere su tutte le imbarcazioni finirebbe per criminalizzare lavoratori e imprese, già sottoposti a una fitta rete di vincoli normativi e a condizioni operative sempre più penalizzanti.
Il ricorso, spiega Scognamiglio, è stato depositato l’11 marzo 2024, su impulso del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ed è ora all’esame della Corte nel merito. I giudici hanno già acquisito le memorie difensive del Parlamento europeo e del Consiglio, mentre si attende la pubblicazione delle conclusioni dell’Avvocato generale oppure la fissazione dell’udienza orale.
L’azione del Governo italiano si fonda su 3 principi cardine: la tutela della privacy, il rispetto del principio di proporzionalità e la salvaguardia dell’equità concorrenziale. In particolare, l’installazione di sistemi di videosorveglianza continua viene ritenuta lesiva dei diritti fondamentali dei lavoratori imbarcati, oltre che eccessivamente invasiva rispetto agli obiettivi di contrasto alla pesca illegale. Viene inoltre evidenziato il rischio di uno squilibrio competitivo, che penalizzerebbe la flotta italiana rispetto agli operatori di Paesi terzi non soggetti agli stessi obblighi.
Nel ribadire il sostegno all’iniziativa dell’esecutivo, Scognamiglio sottolinea come l’Unci AgroAlimentare condivida pienamente l’azione del ministro Francesco Lollobrigida, giudicando inaccettabile l’impianto del regolamento comunitario e il suo potenziale impatto negativo sulla marineria nazionale e sull’intero comparto ittico.
L’associazione, conclude il presidente, continuerà l’attività di informazione e confronto con le cooperative aderenti, con gli operatori del settore e con l’opinione pubblica, ritenendo che la pesca italiana sia da tempo ingiustamente sotto osservazione da parte delle istituzioni europee.
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