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Taranto
21 Gennaio 2026 - 06:25
Mirko Di Bello
TARANTO – L’approvazione definitiva del decreto ex Ilva da parte della Camera dei Deputati conferma, secondo il Partito Repubblicano Italiano, un approccio che continua a muoversi sul terreno dell’emergenza, senza affrontare in modo strutturale il destino di Taranto. Il provvedimento, pur garantendo la prosecuzione dell’attività produttiva, non scioglie i nodi legati alle scelte di lungo periodo per la città.
A sottolinearlo è Mirko Di Bello, coordinatore provinciale del PRI e consigliere comunale di Taranto, che invita a leggere politicamente il significato del decreto. Le risorse destinate alla manutenzione degli impianti, alla sicurezza, agli ammortizzatori sociali e agli indennizzi per i residenti del quartiere Tamburi rispondono a necessità concrete e non più rinviabili, soprattutto in un contesto segnato da anni di incertezza per lavoratori e famiglie.
Secondo il PRI, la linea scelta dal Governo punta con decisione sulla continuità produttiva, ribadendo una visione che individua nell’acciaio l’asse portante dello sviluppo tarantino. Una direzione che, tuttavia, appare incompleta se non accompagnata da un piano organico e dettagliato di bonifiche ambientali, considerato elemento imprescindibile per qualsiasi prospettiva di rilancio.
Il confronto politico emerso in Parlamento tra maggioranza e opposizioni, prosegue Di Bello, mette in luce una difficoltà più profonda. Da un lato, la maggioranza rivendica un approccio pragmatico, ma resta ancorata alla gestione ordinaria della crisi. Dall’altro, le opposizioni denunciano le incertezze occupazionali e ambientali, senza riuscire a convergere su un modello alternativo di sviluppo capace di parlare con una voce unica.
In questo quadro, il rischio concreto è che Taranto continui a essere considerata un’emergenza da amministrare, piuttosto che una comunità su cui investire. Il Coordinamento provinciale del Partito Repubblicano Italiano ribadisce che non può esistere sviluppo senza dignità del lavoro, né lavoro senza tutela della salute, così come non può esserci futuro senza interventi di risanamento ambientale.
Il decreto, secondo il PRI, non rappresenta un punto di arrivo ma certifica una condizione di sospensione, tra un passato industriale che fatica a chiudersi e un futuro sostenibile che tarda a prendere forma. Da qui l’appello a superare la logica dei provvedimenti temporanei e ad assumere, a tutti i livelli istituzionali, la responsabilità di una visione strategica per Taranto e per il Mezzogiorno.
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