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Taranto

La Camera dà il via libera ai fondi per l'ex Ilva, ma è subito scontro

Il provvedimento passa con 136 sì. Autorizzato l’uso dei fondi residui per la continuità produttiva e previsto un possibile finanziamento nel 2026. Maggioranza e opposizioni divise sul futuro dello stabilimento di Taranto

L'ex Ilva

L'ex Ilva ora Acciaierie d'Italia

TARANTO - Il decreto legge sull’ex Ilva ha ottenuto il via libera definitivo della Camera dei deputati. L’Aula ha approvato il testo con 136 voti favorevoli, 96 contrari e 4 astensioni, confermando integralmente la versione già licenziata dal Senato. Nel provvedimento è confluito un emendamento del relatore, concordato con il Governo, che consente ad Acciaierie d’Italia di utilizzare 108 milioni di euro residui, trasferiti da Ilva in amministrazione straordinaria, per assicurare la continuità operativa degli impianti. Altri 92 milioni risultano già impiegati.

Durante l’esame in Commissione è stata inoltre introdotta una modifica che apre alla possibilità di un ulteriore finanziamento fino a 149 milioni di euro per il 2026, qualora la procedura di cessione a soggetti terzi non dovesse concludersi entro il 30 gennaio 2026. Anche in questo caso, la finalità indicata è la prosecuzione dell’attività produttiva, con la facoltà per Ilva in amministrazione straordinaria di trasferire le risorse ad Acciaierie d’Italia.

Come ricordato dal relatore Salvo Pogliese, si tratta dell’ottavo intervento normativo varato dal Governo guidato da Giorgia Meloni sullo stabilimento siderurgico di Taranto. Nel complesso, le risorse mobilitate per l’ex Ilva ammontano a 1 miliardo e 189 milioni di euro.

Il decreto disciplina anche le modalità del finanziamento, che sarà disposto con decreto del ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il ministro dell’Economia. La richiesta dovrà essere avanzata dall’organo commissariale sulla base di un piano di gestione transitoria, collegato allo stato e ai tempi della procedura di cessione. Le somme potranno essere utilizzate direttamente da Ilva o trasferite ad Acciaierie d’Italia su richiesta dei commissari. È previsto che il prestito venga restituito entro 6 mesi dall’erogazione, utilizzando i proventi della futura cessione a terzi, con responsabilità solidale della società acquirente in caso di insufficienza delle risorse. Il tasso applicato sarà quello di riferimento maggiorato di 400 punti base e l’erogazione potrà avvenire solo dopo l’autorizzazione della Commissione europea.

Le reazioni della politica

Sul piano politico, il voto ha acceso un duro confronto. Per la maggioranza, il decreto rappresenta un passaggio necessario. Il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, intervenendo in Aula in dichiarazione di voto, ha sottolineato che il provvedimento mette a disposizione 257 milioni di euro per garantire la continuità produttiva e finanziare interventi urgenti di manutenzione, adeguamento degli impianti, ripristino ambientale e sicurezza. Iaia ha richiamato anche le risorse destinate all’integrazione salariale dei lavoratori in cassa integrazione, pari a 8,6 milioni nel 2025 e 11,4 milioni nel 2026, oltre ai fondi per incrementare gli indennizzi per i danni agli immobili nel quartiere Tamburi. Da qui la critica al voto contrario di Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle, accusati di populismo e di non sostenere misure a favore di lavoratori e cittadini.

Di segno opposto la posizione del Movimento 5 Stelle. Il deputato e coordinatore regionale pugliese Leonardo Donno ha parlato di occasione persa per chiudere una delle pagine più nere della storia industriale di Taranto. Secondo Donno, il decreto si limita a tamponare un’emergenza senza una visione strategica, non affronta in modo strutturale il tema della sicurezza, non garantisce un percorso di decarbonizzazione e lascia irrisolte le questioni occupazionali. Nel suo intervento ha denunciato l’assenza di un accordo di programma, la mancanza di un piano di bonifiche e di riconversione industriale, sociale e culturale, accusando l’esecutivo di continuare a puntare su misure temporanee e prestiti, oltre a violare, a suo giudizio, le indicazioni della Corte di giustizia europea.

Il voto finale cristallizza così una frattura profonda sul futuro dell’ex Ilva. Da un lato la maggioranza rivendica un intervento necessario per garantire produzione, occupazione e sicurezza. Dall’altro le opposizioni contestano l’assenza di una strategia di lungo periodo e di soluzioni strutturali per ambiente, salute e sviluppo alternativo del territorio tarantino.

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