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L'analisi

Alta velocità e rischio, la riflessione dopo l’incidente ferroviario in Spagna

Un commento che lega cronaca e modello di sviluppo: tecnologia, costi nascosti e sicurezza al centro di una critica alla “deificazione” del progresso

Lo scontro fra due treni della Ferrotramviaria tra Andria e Corato

Lo scontro fra due treni della Ferrotramviaria tra Andria e Corato

BARI - Un incidente ferroviario come quello di ieri, pur essendo spagnolo, lo sentiamo molto vicino. E questo non solo grazie alle virtù della tecnologia delle comunicazioni che restringe enormemente il globo fino a renderlo un piccolo villaggio globale nel quale si condivide in pochi minuti una notizia proveniente da migliaia di chilometri di distanza come fosse accaduta nel cortile di casa, ma anche alla generalità delle tecnologie che producono tali incidenti. Molti anche del Sud Italia si lagnano di non aver mai beneficiato delle moderne tecnologie come proprio l’alta velocità ma poi piangono quando ci si accorge che oltre alla energia consumata, l’ambiente modificato, il clima riscaldato, il paesaggio stravolto, si può morire per un nonnulla e tutto per arrivare una decina di minuti o un giorno prima a destinazione al fine di…lavorare di più o avere più tempo nel luogo di vacanza.

Quella tecnologia come quegli incidenti sono possibili in ogni dove e quindi una notizia così lontana da noi non lo è più così tanto come i vecchi parametri di distanza ci dicevano nel passato. Quell’incidente è avvenuto qui e adesso e può accadere qui e adesso, né può esistere una certezza assoluta che ci tenga al riparo di imprevisti. Sparare un treno a più di cento chilometri l’ora ha un costo in termini di energia, ambiente, paesaggio e rischi enorme e il fatto che il nostro misero stipendio ci permetta di acquisire quel biglietto del treno non ci assolve dal nostro debito verso ognuna delle componenti di costo di quel viaggio: l’ambiente non lo paghiamo, il rischio non lo paghiamo, nè si deve attendere questi fatti per prendere coscienza e chiedersi se la strada della tecnologia senza se e senza ma sia quella giusta. Senza dire che per il petrolio e più in generale per l’energia non si disdegnano neanche le guerre mondiali.

Certo, i padroni del danaro guardano con favore a questo infallibile sistema per farci lavorare di più (perché in ogni caso si lavora più per loro che per noi stessi) ma la gente comune per quale ragione dovrebbe sacrificare così tanto? Gli stati giovani come la Cina che da poco è entrata nel mondo del benessere o quelli piccoli che cercano di superare il complesso di inferiorità comune a tutti i Sud del mondo o quelli poveri che debbono combattere la fame possono avere un alibi per genuflettersi davanti alla deificazione della tecnologia ma noi apparteniamo alla categoria delle avanguardie che devono aprire il futuro per tutti; noi abbiamo il dovere di imparare da queste esperienze e riflettere.

Serve una riflessione profonda e severa su questo modello di sviluppo che ha santificato, novello vitello d’oro, la tecnologia ormai da più di un secolo.

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