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Il fatto
19 Gennaio 2026 - 18:04
Bandiera della Marina Militare - foto Marco Amatimaggio
TARANTO – Il Siulm Marina, Sindacato Unitario Lavoratori Militari, prende posizione con toni netti contro l’avvio del Comitato Strategico per la riforma delle Forze Armate promosso dal ministro della Difesa Guido Crosetto, denunciando l’assenza di qualsiasi coinvolgimento delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari.
Secondo il sindacato si tratta di una decisione che presenta profili di forte criticità sia sul piano politico sia su quello istituzionale. Da un lato, viene ribadita pubblicamente l’intenzione di costruire una riforma che riguardi l’intero comparto militare; dall’altro, nei fatti, vengono tenuti fuori dal percorso proprio quei soggetti che, per previsione normativa, rappresentano il personale e ne intercettano quotidianamente esigenze, problemi e richieste.
Il SIULM Marina sottolinea come le APCSM costituiscano l’unica forma di rappresentanza collettiva del personale militare riconosciuta dall’ordinamento, evidenziando che la loro esclusione da un processo definito complessivo e profondo rischia di svuotare di significato il principio di partecipazione e le dichiarazioni di ascolto rivolte agli uomini e alle donne in uniforme.
Nel comunicato si evidenzia inoltre l’incoerenza di una riforma che dichiara di fondarsi sull’esperienza concreta del personale ma che, allo stesso tempo, estromette le organizzazioni sindacali chiamate a tradurre quella esperienza in proposte, tutele e confronto strutturato. Una scelta che, secondo il sindacato, espone il rischio di un intervento calato dall’alto e distante dalla realtà operativa e sociale vissuta quotidianamente dal personale della Difesa.
Il Siulm Marina rivendica quindi con forza il diritto delle APCSM a essere coinvolte fin dall’avvio del percorso riformatore, chiarendo che un eventuale coinvolgimento successivo o limitato a un ruolo consultivo non sarebbe né sufficiente né rispettoso delle prerogative sindacali riconosciute per legge.
Da qui la richiesta di un’immediata apertura di un confronto formale e strutturato oppure, in alternativa, della partecipazione diretta delle APCSM ai lavori del Comitato Strategico. Qualsiasi soluzione diversa, viene ribadito, rappresenterebbe un arretramento sul terreno dei diritti di rappresentanza e una occasione persa per costruire una riforma realmente condivisa.
Il sindacato conclude affermando che non accetterà che il personale militare venga richiamato solo sul piano retorico, riservandosi, in mancanza di un cambio di impostazione, di attivare tutte le iniziative sindacali e istituzionali ritenute utili a tutela della dignità, della voce e dei diritti delle donne e degli uomini della Marina Militare.
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