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Bari

Calzature, segnali di tenuta nonostante il contesto incerto

I dati dei primi 9 mesi del 2025 indicano un rallentamento della flessione del fatturato, mentre in Puglia restano criticità su export e occupazione

Un negozio di calzature

Un negozio di calzature

BARI - Il comparto calzaturiero italiano mostra segnali di progressiva stabilizzazione dopo una prima parte dell’anno particolarmente difficile, pur restando inserito in uno scenario macroeconomico globale ancora fragile. È quanto emerge dall’indagine congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, che analizza l’andamento del settore nei primi 9 mesi del 2025.

Nel periodo gennaio-settembre, il campione di aziende associate registra una flessione dei ricavi pari al -4,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato ancora negativo, ma che evidenzia un miglioramento significativo nel corso dell’anno. Il terzo trimestre, infatti, segna un calo tendenziale del fatturato limitato al -0,9%, un risultato decisamente meno pesante rispetto alle contrazioni più marcate registrate nella prima metà del 2025.

Sul piano territoriale, la situazione in Puglia riflette un quadro di difficoltà ancora presenti. Nei primi 9 mesi dell’anno, l’export in valore di calzature e componentistica calzaturiera registra una diminuzione del -4,2% rispetto al 2024. Le prime 5 destinazioni dell’export pugliese, che complessivamente assorbono il 59% del totale, mostrano andamenti differenziati: la Francia cresce del +4,8%, la Germania arretra del -7,8%, la Spagna segna -1,2%, l’Albania cresce del +6% e la Polonia registra una flessione del -2,8%.

Anche il tessuto produttivo regionale evidenzia segnali di sofferenza. A fine settembre 2025, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, il numero di imprese attive tra industria e artigianato calzaturiero risulta diminuito di 9 unità rispetto al consuntivo 2024. Il dato occupazionale presenta un saldo negativo di -344 addetti, a conferma delle difficoltà che continuano a incidere sulla filiera.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate dall’INPS per le imprese pugliesi della filiera pelle nei primi 9 mesi del 2025 mostrano una riduzione del -23,5% rispetto al 2024. In termini assoluti, sono state autorizzate circa 2 milioni di ore, un volume che, pur in diminuzione, resta ampiamente superiore ai livelli del 2019, periodo precedente alla crisi pandemica.

A livello nazionale, il quadro resta complesso. “I dati del terzo trimestre indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo”, afferma Giovanna Ceolini, sottolineando come la flessione del -0,9% rappresenti un segnale incoraggiante in un contesto che continua a risentire delle tensioni geopolitiche internazionali.

Secondo Ceolini, la capacità delle imprese italiane di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, sarà determinante per affrontare il 2026. Pur in presenza di performance aziendali non omogenee e di realtà ancora in difficoltà, la previsione di chiusura d’anno per il fatturato settoriale nazionale, stimato in 12,8 miliardi di euro con una contrazione del -3,1% sul 2024, conferma la tenuta e la resilienza del Made in Italy in uno dei comparti simbolo della manifattura nazionale.

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